Da mesi vende cocaina nel sottopassaggio: arrestato un 24enne incastrato dai filmati

La polizia documenta una cinquantina di cessioni di droga. Il pusher non parla davanti al gip che lo mette ai domiciliari

REGGIO EMILIA. Lo tenevano d’occhio da tempo e la squadra mobile ha applicato quello che tecnicamente viene chiamato un “arresto ritardato”, perché per alcuni mesi i poliziotti hanno pazientemente raccolto elementi inoppugnabili sull’attività di spaccio di cocaina del clandestino marocchino Amine Touaj, 24 anni, residente in un appartamento in città.

E il nordafricano incentrava quelle vendite illecite soprattutto lungo il sottopasso della stazione ferroviaria storica, come “dicono” chiaramente le immagini tratte dal sistema di videosorveglianza che illustrano incontri, passaggi di involucri sospetti e di denaro.


Tutto ciò – una cinquantina di cessioni di dosi di “polvere bianca” documentate dagli agenti – ha portato giovedì pomeriggio all’arresto dello spacciatore. Gli agenti gli hanno sequestrato il telefonino e non c’è voluto molto per risalire alla clientela, in particolare due-tre cocainomani che hanno confermato alla polizia gli acquisti da Touaj.

Al momento dell’arresto il giovane marocchino ha con sèé due involucri contenenti, complessivamente, un grammo e mezzo di cocaina.

Ieri mattina si è tenuta l’udienza di convalida dell’arresto davanti al gip Luca Ramponi e il clandestino (con precedenti di polizia per spaccio di stupefacenti) si è avvalso della facoltà di non rispondere. L’udienza si è più che altro concentrata sulla battaglia legale relativa all’inquadramento giuridico dell’attività di spaccio del nordafricano.

Per il pm Iacopo Berardi la ricostruzione della cinquantina di cessioni di droga non evidenzia una portata modesta del reato, da qui la richiesta della misura cautelare in carcere.

Di diverso avviso l’avvocato difensore Mario Di Frenna che, facendo riferimento ad una sentenza della Cassazione a sezioni unite emessa nel 2018, ritiene lo spaccio di lieve entità: «Le tante cessioni di stupefacente – rimarca il difensore – non significano automaticamente che non sia un fatto di lieve entità, perché la vicenda va valutata complessivamente e nella sua abitazione non è stato trovato nulla, inoltre non sono stati individuati elementi che possano far pensare che fa parte di un’organizzazione dedita allo spaccio».

La difesa, quindi, sulla base di questa interpretazione giuridica chiede gli arresti domiciliari, trovando d’accordo il gip Ramponi. Ora, una volta chiusa l’indagine, il 24enne andrà direttamente a giudizio.

Anche quest’ultimo arresto conferma l’incessante attività di controllo antidroga della questura nelle aree decisamente “calde” attorno alla stazione ferroviaria e in piazzale Europa.

Un lavoro della questura – unitamente alla polizia locale che ha messo a disposizione il fiuto del cane antidroga “Viktor” – per contrastare lo spaccio di stupefacenti e innalzare, così, la percezione di sicurezza nei cittadini. —

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