Contenuto riservato agli abbonati

«Chiediamo il corpo di mio fratello per poter organizzare il funerale»

Dal Bangladesh l’appello alla Gazzetta per la salma di Uddin Abbas, travolto e ucciso da un’auto

CAMPEGINE. La morte di Uddin Abbas, investito e ucciso da un pirata della strada la sera di 13 febbraio scorso a Caprara, ha sconvolto la famiglia e i parenti che si trovano in Bangladesh. In questi giorni il fratello della vittima, Maruf Abbas, ha contattato un amico di Uddin, Alfredo Ciampà, residente a Campegine chiedendo un aiuto per poter essere assistito da un avvocato di fiducia.

«Non ho esitato neanche un minuto – spiega Ciampà – e l’ho messo in contatto con un legale. Questa povera famiglia va aiutata in qualche modo».


Ieri mattina Maruf Abbas, che si trova a Bangladesh, ha contattato telefonicamente la Gazzetta spiegando il disagio che la famiglia sta vivendo in questi giorni.

«Vogliamo riavere il corpo di mio fratello – dice Maruf –. La sua famiglia – i tre figli e la moglie – si trova in condizioni di povertà estrema. Persone che lavorano, molto umili. Non chiedono nient’altro che avere il corpo per svolgere un funerale secondo il nostro rito religioso, un funerale dignitoso. Il mio fratello è morto in un modo terribile, ha diritto a un funerale. Non lo vedevamo da più di dieci anni. Lui lavorava dove poteva e mandava i soldi a casa, mantenendo tutta la famiglia. Qualcuno ci aiuti ad avere almeno il suo corpo».

Le indagini sull’incidente stradale, condotte dai carabinieri di Castelnovo Sotto e coordinate dal sostituto procuratore Maria Rita Pantani della Procura reggiana, hanno portato a individuare l’automobilista che ha investito Uddin Abbas: Nicola Ferrante. A bordo della sua auto, il 13 febbraio scorso ha travolto la bici causando il decesso del cittadino bengalese. Erano le 21 quando i carabinieri di Castelnovo Sotto hanno rinvenuto il cadavere sul prato a margine della strada, lungo via Marconi a Caprara di Campegine.

Accanto al corpo, un berretto di lana e una bicicletta mountain-bike con chiari danni riconducibili a un tamponamento. In parte sul bordo della strada e in parte sul prato adiacente sono stati trovati alcuni frammenti di un’auto che, sottoposti ad accertamenti tecnico-scientifici, sono risultati appartenere a una Fiat Bravo prodotta tra il 2007 e il 2014, di colore grigio chiaro. Le ricerche si sono concentrate su questo genere di auto e hanno portato i carabinieri a individuare il dipendente di un ristorante del paese che aveva in uso proprio quel tipo di macchina. Per questo motivo i carabinieri hanno raggiunto l’abitazione del 34enne rinvenendo all’interno del garage la Fiat Bravo che presentava evidenti danni alla fiancata anteriore destra.

La morte di Uddin Abbas è avvenuta per emorragia cerebrale, ma sono stati riscontrati anche segni di asfissia. Non appena si è sparsa la notizia dell’incidente, in paese tante persone hanno mostrato solidarietà alla famiglia come hanno potuto. I dipendenti della Snatt, azienda del Gruppo Fagioli, hanno raccolto denaro poi inviato alla moglie e ai figli di Abbas in Bangladesh. Anche alcune associazioni di volontariato locali si sono mosse in suo aiuto. L’uomo, che lavorava a Campegine, era benvoluto e rispettato da tutti. Ultimamente era riuscito a ottenere anche il permesso di soggiorno temporaneo grazie al lavoro. Aveva la speranza di riuscire a portare la sua famiglia in Italia. A Campegine, lo raccontano come un uomo di poche parole e un grande lavoratore. «È stata una tragedia – dice Alfredo Ciampà –. Cerchiamo in qualche modo di aiutare la famiglia: l’obiettivo è riuscire a far rientrare il corpo in Bangladesh»

Nel frattempo la pandemia da coronavirus complica la possibilità di viaggiare all’estero. Ma la famiglia di Uddin Abbas, in Bangladesh, auspica il rientro della salma, al più presto, per poter organizzare il rito funebre. Tramite l’amico campeginese, la famiglia si è rivolta a un avvocato con la speranza di ottenere al più presto il corpo del defunto. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA