Un viaggio nella storia con gli occhi del Diavolo

Il cuore di RS è rappresentato da un approfondimento su Germano Nicolini Una vicenda di omissioni, testimonianze ignorate e confessioni estorte 

REGGIO EMILIA. Un grande omaggio al Comandante Diavolo. Oggi pomeriggio alle 16 verrà presentato il nuovo numero di RS Ricerche Storiche, la rivista dell’istituto storico reggiano Istoreco pubblicata da Corsiero Editore. Il cuore del volume è rappresentato da un approfondimento sulla figura di Germano Nicolini, il Comandante Diavolo, una delle principali figure della Resistenza e della storia reggiana del ‘900, scomparso nell’ottobre 2020 a più di un secolo di vita. L’articolo del direttore di RS Massimo Storchi, a lungo a fianco di Nicolini per precedenti libri, è affiancato da tanti scatti di Giuliano Ferrari, che ha seguito il partigiano in incontri pubblici nella sua Correggio e nelle scuole reggiane.



Un viaggio fra le testimonianze e le presenze di Nicolini nella cultura e nella storia della nostra provincia, dalla Resistenza sino al cupissimo periodo del dopoguerra e alla riscoperta degli anni ’90, celebrata dal progetto Materiale Resistente per il 50esimo anniversario. Cattolico diventato comunista sbalzato fra la guerra combattuta, la guerra fredda, i sogni di una generazione unica, il triangolo rosso, l’anticomunismo di Stato e del clero, le giustizie nascoste per decenni: poche biografie come quelle di Nicolini possono raccontare le complessità e i tormenti della storia del ‘900 dell’Italia, una storia in cui spesso Reggio Emilia si è trovato ad essere crocevia, modello e luogo di esperimenti.

Nicolini nasce a Fabbrico il 26 novembre 1918 in una famiglia contadina di tradizione cattolica, si diploma in ragioneria e si iscrive alla Bocconi prima dell’arruolamento. L’8 settembre 1943 viene catturato dai tedeschi con il suo reparto a Tivoli. Riesce a scappare e torna a casa, ricercato come migliaia di giovani. Entra nelle file della neonata Resistenza e, grazie all’esperienza militare, diventa uno dei comandanti della 77ª Brigata Sap “Fratelli Manfredi”. Nel dicembre 1946 diventa sindaco di Correggio. Pochi mesi dopo il fatto che segnerà la sua vita. Il 18 giugno 1946, vicino alla parrocchia di San Martino Piccolo di Correggio, don Umberto Pessina viene ucciso con due colpi di pistola. Gli autori materiali sono tre resistenti, Cesarino Catellani, Ero Righi e William Gaiti, ma nel 1947 l’accusa viene affibbiata ad altri tre partigiani, Ello Ferretti, Antonio “Negus” Prodi e Nicolini, coinvolto dalla testimonianza di un’abitante della zona, Ida Lazzarretti. Nel 1992, la nipote della Lazzaretti spiegò che la parente aveva mentito, convinta dal parroco correggese don Enzo Neviani con una somma in denaro. È l’inizio di un periodo in cui la politica a vincere su tutto. Il vescovo di Reggio Beniamino Socche chiede ripetutamente una condanna e muoverà pedine locali e nazionali, orchestrando una vera campagna. La Guerra Fredda è alle porte e il Pci nazionale esita ad intervenire.

A rileggerla oggi, è una storia di omissioni, di confessioni estorte con la tortura, di testimonianze ignorate e di malintesi che vengono rilevati a Socche, che ben si guarda dal riferirne pubblicamente, intenzionato a ottenere a ogni costo una condanna per le violenze subite dal clero reggiano. Nicolini sconterà 10 anni in carcere, solo nel 1994 ci sarà l’assoluzione definitiva. L’anno dopo, il palco di Lemizzone di Correggio, Materiale Resistente voluto da Csi e Afa lo renderà un’icona per la musica “resistente” italiana. —

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