Affidi, il giudice ammette le intercettazioni. Lette in aula le chat tra le assistenti sociali

La pm chiede conto dei messaggi contro Francesco Monopoli. Una dirigente scarica le responsabilità su capi e politici

REGGIO EMILIA. Chat tra assistenti sociali contro altri colleghi, decisioni scaricate su superiori e politici, oltre alla svolta sulle intercettazioni, che sono state tutte accolte dal giudice. Sono gli ingredienti della lunga udienza di ieri del processo sui presunti affidi illeciti in Val d’Enza svolta nell’aula del giudice per l’udienza preliminare Dario De Luca, che ha ascoltato le dichiarazioni di un’assistente sociale, Beatrice Benati, e della dirigente dell’Unione della Val d’Enza Nadia Campani.

Due imputate che hanno offerto ieri in tribunale un nuovo squarcio sulla vicenda legata agli affidi dei minori che ha scosso l’Emilia.


Dopo la più dirompente confessione della collega Cinzia Magnarelli, avvenuta ancora in fase d’indagine, ieri a sedersi sul banco degli imputati per offrire solo delle dichiarazioni spontanee a loro discolpa sono state le due figure considerate di secondo piano nell’inchiesta “Angeli e Demoni”. Beatrice Benati è un’assistente sociale finita nel calderone perché aveva per mano uno dei casi compresi nell’inchiesta. È accusata di violenza privata perché, secondo la procura, avrebbe ipotizzato un presunto interesse sessuale verso una minore da parte del compagno della madre, intimando alla donna di interrompere la sua relazione dietro la minaccia di collocare la figlia in affido extra familiare. Fatto avvenuto per un certo tempo, come ha spiegato Benati – difesa degli avvocati Luigi Scarcella e Giulia Incerti, che per lei hanno chiesto il rito abbreviato – ribadendo come la madre fosse d’accordo e come la decisione presa fosse quindi lecita. Durante l’esame di Benati, però, il sostituto procuratore Valentina Salvi ha letto le chat tra le assistenti sociali, che puntavano il dito contro Francesco Monopoli, braccio destro della massima dirigente del servizio, la coimputata Federica Anghinolfi. Per la pm non tutto andava bene né tutti i comportamenti erano leciti, visto che le stesse assistenti sociali sollevavano dubbi riguardo al suo equilibrio. Subito sembrava un collega esperto, ha risposto Benati, poi le colleghe avrebbero avuto qualche dubbio sulla sua capacità di giudizio. Affermazioni offerte durante tre ore di esame e contro esame avvenuto davanti alla folta pattuglia di avvocati dei 24 imputati.

A essere stata sentita sempre ieri per quasi un’ora è stata anche Nadia Campani, difesa dall’avvocato Andrea Mattioli. Si tratta della responsabile dell’ufficio di piano dell’Unione dei Comuni che doveva coordinare, realizzare e verificare anche i servizi sociali.

«I minori abusati e in difficoltà erano solo una piccola parte dell’insieme – ha affermato il suo avvocato –. C’era la necessità di effettuare delle terapie di sostegno psicologico con anche psicoterapie, attività tipiche dell’azienda sanitaria la quale diceva che non aveva però sufficienti risorse economiche né di personale, inteso sia dal punto di vista quantitativo che delle preparazione specifica. Quindi si era arrivati a questo sistema in virtù del quale venivano pagati gli psicoterapeuti affidati a quel gruppo di Torino ritenuto dalla Anghinolfi e dagli specialisti come più competente, con una compartecipazione di spesa tra Ausl e Unione dei comuni. Questo secondo l’accusa non va bene».

Per l’accusa Campani avrebbe garantito nel suo ruolo dirigenziale «l’esecuzione tecnica» del pagamento delle sedute di psicoterapia affidate al centro Hansel e Gretel di Torino (con prezzi per l’accusa gonfiati), firmando lei stessa alcune delibere di pagamento per conto della responsabile dei servizi sociali Anghinolfi. La sua difesa ha prodotto ieri i verbali e gli appunti che ritraggono decisioni corali alla presenza di tutti. La dirigente ha tirato in ballo infatti gli amministrativi, la politica, compreso il sindaco di Bibbiano Andrea Carletti, così come l’Ausl di Reggio. «L’idea è che nel frattempo si trovasse il modo di recuperare risorse interne all’Ausl oppure in appalto per sopperire alla mancanza», ha spiegato Minelli: «Ma poi anche a Reggio le cose sono andate per le lunghe». —

Enrico Lorenzo Tidona

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