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Omicidio Ganassi, l’assassino sotto processo

Il 45enne rinviato a giudizio in Marocco, poi sarà giudicato in Italia. Ha confessato: «Con me c’era un senzatetto italiano»

SCANDIANO. Un anno fa la clamorosa svolta investigativa su uno dei cold case che più hanno colpito la nostra provincia. Stiamo parlando dell’omicidio di Franca Silvana Ganassi, avvenuto la sera del 30 dicembre 2005, a seguito di un’aggressione a scopo sessuale consumatasi nel parco della Resistenza, a pochi passi dall’abitazione della donna, in via Mazzini 3.

A incastrare il marocchino 45enne Mustapha Bouzendar è stato il Dna. Da qui l’arresto nel Paese africano, grazie ad una stretta collaborazione investigativa italo-marocchina. I campioni biologici (estratti in Marocco da una sigaretta e una tazzina di caffè) da comparare con quelli vecchi emersi nelle indagini a Scandiano, erano stati repertati dalla polizia marocchina a fronte di una rogatoria internazionale avanzata dal sostituto procuratore Maria Rita Pantani che ha rispolverato il fascicolo dopo tanti anni, coordinando i nuovi accertamenti dei carabinieri.


Ora il giudice istruttore di Casablanca ha disposto il rinvio a giudizio di Bouzendar per omicidio volontario, tentata violenza sessuale e rapina aggravata. Un processo che non dovrebbe durare molto, secondo quanto prevede l’ordinamento giudiziario magrebino. Il nordafricano rischia la pena di morte, ma l’accordo fra i due Paesi, che non consente l’estradizione dell’imputato, permette però di ottenere la stessa condanna che gli verrà comminata in Italia, dove si terrà un secondo processo. Quindi, nel caso di una sentenza marocchina con pena capitale, non verrebbe eseguita, ma commutata nell’ergastolo, se la giustizia italiana arriverà a questa decisione nel secondo procedimento. Il 45enne è stato più volte interrogato dagli inquirenti marocchini e ha dato più versioni di quanto accaduto quella notte di fine 2005. Bouzendar alla fine ha confessato, tirando però in ballo un senzatetto italiano di cui sarebbe stato amico. Ha parlato di bevute e uso di droga, tanto da perdere il controllo. E quando fra le 20 e le 21 passò la donna sessantenne l’aggredirono, colpendola con un oggetto affilato. Poi gli abusi sessuali su di lei, a terra. Infine sostiene che la vittima fosse ancora viva quando se n’era andato. Presenza di una seconda persona a cui gli investigatori non credono. —

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