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La gioia di mamma Vanessa dopo la grande paura di perdere il suo bambino: «Grazie ai medici posso abbracciare Elia»

Mamma Vanessa con il piccolo Elia

Una ventina tra medici, infermieri e ostetriche dell'ospedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia hanno assistito la mamma e il neonato che mostrava i primi segni di asfissia 

REGGIO EMILIA. Ieri Elia, a 72 ore dalla sua nascita avvenuta all’Ospedale Santa Maria Nuova il 29 aprile, ha potuto essere abbracciato e allattato dalla mamma Vanessa. Un parto complicato quello di Elia che ha richiesto il tempestivo intervento di una ventina di sanitari che hanno assistito la mamma e il neonato. Un intervento avvenuto con prontezza e professionalità che in pochi minuti ha non solo consentito di salvare la vita al piccolo, che già iniziava a dare i primi segni di asfissia, ma anche evitato con il ricorso alla “terapia del freddo” che l’asfissia perinatale potesse determinare danni neurologici permanenti al neonato.

«Si è trattato di un parto d’emergenza determinato dal distacco massivo della placenta. Una cosa piuttosto rara e che di solito non accade alle persone in buona salute ma che ha messo a rischio la vita di Elia. È accaduto tutto in pochi minuti», racconta serena e ancora un po’ provata la mamma Vanessa Totti, impiegata trentacinquenne di Correggio, dove vive assieme al marito Alessandro Davalle e agli altri due figli Adrielle di nove anni e a Enea di 15 mesi. A fare la differenza è stata proprio la prontezza dei sanitari che hanno sottoposto al taglio cesareo la mamma e posto il neonato in una apposita culla a bassa temperatura dove è stato tenuto per le prime settantadue ore.


«Ero appena rientrata a casa – spiega Vanessa – dopo aver fatto una visita di routine per una gravidanza a termine e ho avuto una abbondante perdita di sangue. Mio marito ha chiamato la Croce Rossa di Correggio. L’ambulanza è arrivata in 10 minuti e il personale mi ha sostenuta e praticato le prime cure per evitare che perdessi i sensi e trasportato d’urgenza al Pronto Soccorso ostetrico del Santa Maria Nuova». Ed è lì che scattata una corsa contro il tempo da parte di una numerosa équipe di medici e infermieri composta dai ginecologi Gianluca Annunziata e Roberta Lutzoni, l’anestesista Enrico Iotti, le ostetriche Mariasara Lo Russo, Giancarla Rivi, Lisa Mazzieri, Elena Taccinelli, Paolo Olivieri, le neonatologhe Silvia Briabanti e Nives Melli, l’infermiera Lorenza Manguzzi, le Oss Jessica Fiorillo e Rosa Russo e la psicologa Marcella Paterlini. Tutti intorno a Vanessa e a Elia. «I medici di turno – spiega la mamma – hanno capito la gravità della situazione e non appena hanno sentito che il battito del bambino era molto debole mi hanno portato in sala operatoria. In meno di due minuti hanno fatto nascere Elia che mostrava i primi segni di asfissia”.

Appena nato Elia che pesava 2.700 kg è stato sottoposto a respirazione assistita ed è stato portato in Neonatologia, messo in una culla ipotermica e immediatamente sottoposto a risonanza magnetica. «Sono sempre stata cosciente – conclude Vanessa – ed ero terrorizzata. Se tutto è andato per il meglio è proprio per la professionalità e l’aiuto di tutto il personale sanitaro a partire dai medico di Correggio che mi hanno accompagnato al Maria Nuova. Io e mio marito Alessandro non finiremo mai di ringraziarli».

LA TERAPIA

La terapia del freddo che ha salvato Elia è denominata “Cooling” (raffreddamento) ed è in grado di indurre un abbassamento della temperatura corporea del neonato (tenuta costante per 72 ore) per contrastare le conseguenze della asfissia perinatale.

Una grave evenienza che può verificarsi prima, durante o dopo la nascita (prevalentemente nelle gravidanze a termine) a seguito di una ridotta ossigenazione e che costituisce la principale causa di mortalità neonatale e può determinare effetti neurologici permanenti nei sopravvissuti con conseguenze che possono coinvolgere diversi organi ed apparati e portare a danni neurologici permanenti, se ad essere interessato è il sistema nervoso centrale.

La pratica clinica del mantenimento di una temperatura corporea del neonato al di sotto dei valori normali (tra i 33 e i 35 gradi centigradi, per circa 72 ore) ha lo scopo di ridurre le richieste metaboliche provenienti dal cervello ed è utilizzata nel reparto di Neonatologia dell’ospedale Santa Maria Nuova (diretto dal dottor Giancarlo Gargano) dal 2010.

Gli studi epidemiologici hanno dimostrato che prima dell’utilizzo della terapia “Cooling” la asfissia perinatale aveva un’incidenza di circa 2-8 casi ogni 1000 nati, con una mortalità neonatale molto elevata (stimata tra il 10 e il 60% dei casi) e lo sviluppo di esiti neurologici permanenti (paralisi cerebrale, deficit sensoriali, ritardo mentale) in circa il 25% dei neonati sopravvissuti.

Il ricorso a tale trattamento determina una riduzione della mortalità e degli esiti neurologici. Nella nostra provincia l’asfissia perinatale interessa circa 25-30 neonati ogni anno. —