«È una pratica vietata e un reato ambientale»

REGGIO EMILIA. «Per i veicoli senza targa è arduo risalire al proprietario: occorre partire dal numero di telaio punzonato sul metallo e, tramite la Motorizzazione, stabilire la data e l’autore dell’immatricolazione, per poi ricostruire i successivi passaggi di proprietà. Si tratta di un’attività di indagine particolarmente impegnativa, che non sempre porta a risultati». Così il comandante della polizia municipale, Stefano Poma, spiega come avviene l’attività di rimozione di veicoli abbandonati e cannibalizzati, ovvero spogliati di parti interne o esterne: 14 i casi nei primi mesi del 2021, per un fenomeno che nel 2019 – ovvero prima dell’emergenza sanitaria – contava in un solo anno 130 interventi, con una media di una decina ogni mese.

«Quando arriviamo noi – aggiunge Poma – i veicoli sono già stati “ripuliti” da mani che è quasi impossibile individuare. Chi ha abbandonato il mezzo si è limitato a togliere la targa e in seguito altri soggetti sono subentrati per accaparrarsi ruote, volante, cruscotto, cambio, tutto ciò che può essere riutilizzato». Secondo quanto riferisce il comandante della Municipale reggiana, «talvolta è capitato di veder asportato un singolo sedile, talaltra i ladri “cannibali”, per far sparire ogni traccia, incendiano le carcasse. Le casistiche possono essere infinite».


L’aspetto che il comandante Poma ha inoltre sottolineato è che «l’abbandono di veicoli su suolo pubblico è una pratica vietata: è un danno per gli altri automobilisti, costretti soprattutto in città all’estenuante ricerca di spazio libero per il parcheggio; al pari dell’immondizia lasciata a cielo aperto nelle discariche abusive prefigura un reato ambientale; soprattutto è una spesa non indifferente per le casse pubbliche, sulle quali il singolo scarica le proprie responsabilità». —

Am.P.

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