Grande Aracri, la Dda in frenata gli interrogatori sono congelati

Lotta alla ’ndrangheta: sarebbero emerse delle perplessità sulle rivelazioni, da pentito, del capoclan In corso i riscontri investigativi, diversi familiari dicono “no” alla protezione


REGGIO EMILIA. Che sia una pausa di riflessione o qualcosa di più lo si capirà nei prossimi giorni, ma come “rimbalza” dalla Calabria, vi sarebbe stato al momento uno stop negli interrogatori di Nicolino Grande Aracri da parte della Dda di Catanzaro.

Il contesto, come emerso a sorpresa a metà aprile, è quello di un potentissimo boss che ha maturato l’intenzione di collaborare con la giustizia. Un mammasantissima capace nell’ultimo trentennio di ridisegnare gli equilibri ’ndranghetisti calabresi (terza forza come gruppo criminale, capace di tener testa a chi comanda a Reggio Calabria e Vibo Valentia) per poi ramificare i propri loschi interessi in alcune regioni del Nord – specie in Emilia – ma con “affari” anche all’estero. Caratura criminale indiscussa come sanciscono diverse sentenze, ma parole legate al presunto pentimento che – come rivela il Quodiano del Sud – sembrano non convincere pienamente i magistrati antimafia calabresi (guidati Nicola Gratteri, procuratore di Catanzaro, a cui il capoclan cutrese si è subito rivolto, mettendolo al corrente della sua messa a disposizione per vuotare il sacco). Di verbali il boss 62enne ne sta riempiendo da più di un mese, poi l’inceppamento. Di sicuro sono partiti i riscontri da parte degli investigatori sui nuovi racconti di Grande Aracri e su questo terreno potrebbe essere avvenuto l’incaglio. Fra l’altro, questo improvviso rallentamento potrebbe avere un peso anche sul fatto che le dichiarazioni agli inquirenti dei collaboratori di giustizia – come prevede la specifica normativa – devono avvenire entro 180 giorni dalla volontà di collaborare espressa formalmente.

E se questa svolta epocale in ambito ’ndraghetista – mai nessun vertice di questo spessore si è mai pentito – appare al momento “congelata”, un aiuto a capire la situazione non arriva nemmeno dai familiari. Hanno infatti rinunciato alla protezione la moglie Giuseppina Mauro e la figlia Elisabetta Grande Aracri. Entrambe sono attualmente agli arresti domiciliari nella casa di famiglia a Cutro (in contrada Scarazze) perché colpite dalle misure restrittive emanate nell’operazione antimafia Farmabusiness. Stesso rifiuto sarebbe arrivato anche da alcuni fratelli del capobastone (tre in questo momento sono in carcere, vale a dire Antonio, Ernesto e Francesco). E stiamo parlando di una parentela complessa: i Grande Aracri sono dodici fra fratelli e sorelle nonché una lunga sfliza di nipoti, inoltre Nicolino ha avuto dalla moglie quattro figlie (oltre alla citata Elisabetta, Rosita, Valentina e Marinella). Insomma, la situazione rimane fluida, perché questa frenata ha rilanciato la posizione di chi non crede al pentimento del boss ed ipotizza una mossa calcolata per avere in futuro benefici importanti, come quelli a venire sull’abolizione dell’ergastolo ostativo. —

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