L’odio dei reggiani primo sui social per antisemitismo e insulti all’Islam

A rivelarlo una ricerca che ha esaminato i tweet degli “hater” durante il periodo pandemico fra marzo e settembre 2020

REGGIO EMILIA. Dalla pandemia ne usciremo migliori, si diceva nei primi mesi di emergenza sanitaria. Per adesso non è così.

Almeno non sui social, spesso sfogo di rabbie e frustrazioni, dove anzi dilagano i discorsi di odio verso etnie, sessi o culture differenti. Anche fra gli account dei reggiani che, anzi, sono fra i primi in Italia per antisemitismo e islamofobia: offese, insulti e minacce verso le persone di religione ebraica o islamica. A rivelarlo è un’approfondita analisi di Vox l’osservatorio italiano sui diritti, in collaborazione con l’università Statale di Milano, l’università di Bari Aldo Moro, l’università di Roma La Sapienza e il progetto “ It’stime” dell’università Cattolica di Milano.


La ricerca

I ricercatori hanno così elaborato una vera e propria “mappa dell’odio” tramite l’estrazione e la geolocalizzazione dei tweet che contengono parole considerate sensibili, così da identificare le zone dove l’intolleranza è maggiormente diffusa secondo sei gruppi: donne, persone omosessuali, migranti, persone con disabilità, ebrei e musulmani.

L’obiettivo, spiega la ricerca, è quello di «rilevare il sentimento che anima le comunità online, ritenute significative per la garanzia di anonimato che spesso offrono, e quindi per la maggiore libertà di espressione, e per l’interattività che garantiscono». Insomma, spesso l’anonimato porta a disvelare la bestia che si cela in alcuni di noi.

L’odio reggiano

Ma cosa emerge, dunque, dall’analisi che si è concentrata fra marzo e settembre 2020? Che, ad esempio, il 26,01 per cento (193 tweet totali) delle frasi di odio riconducibili ad account reggiani contenevano concetti antisemiti: il dato più elevato fra tutte le provincie italiane prese in esame. “Zecche, sterminio, Segre, campi, concentramento, forni, Auschwitz” alcune delle parole più ripetute e geolocalizzate soprattutto nel centro nord Italia, con epicentro a Reggio.

Ma gli odiatori nostrani primeggiano nella Penisola anche per razzismo verso le comunità musulmane e la loro religione: il 17,12 per cento degli insulti (127 tweet) erano riconducibili all’islamofobia. Il rientro in Italia di Silvia Romano e la notizia della sua conversione, o l’attentato di matrice islamista a Reading, nel Regno Unito: queste le occasioni principali in cui gli hater hanno colpito i musulmani con parole quali “terrorista, magrebino, tagliagole, jihadista”.

Ma non è finita qui: 294 i tweet misogini dei reggiani, 11 gli insulti verso le persone con disabilità, cento quelli xenofobi e 17 le frasi omofobe per un totale di 742 discorsi d’odio analizzati da Vox e dai ricercatori. «Fattore determinante nell’analisi di quest’anno – si legge nella ricerca – è stato lo scatenarsi della pandemia. Ansie, paure, difficoltà si sono affastellate nel vissuto quotidiano delle persone, contribuendo a creare un tessuto endemico di tensione e polarizzazione dei conflitti. È indubbio che il contesto di crisi sanitaria e criticità globale determinato dalla pandemia da Coronavirus abbia determinato scenari differenti rispetto agli anni passati».

Si odia diversamente

In generale, infatti, i discorsi d’odio su Twetter sono diminuiti in modo notevole rispetto al 2019.

Allora siamo davvero diventati migliori? Forse, ma forse no. Secondo la ricerca, infatti «la diminuzione indica uno scenario diverso e una mutazione in corso, rispetto agli anni passati. La rilevazione per esempio dei picchi di odio indica una recrudescenza importante e un accanimento, rilevato anche dal numero di tweet, che parrebbero evidenziare un uso diverso dei social».

Un uso, quasi più professionale, «dove circoli e gruppi di hater concentrano la produzione e la diffusione di odio». Insomma, si odia in modo diverso, più radicato e radicale: «Preoccupa questa incisività di intolleranza nel mondo online – proseguono i ricercatori – . Si odiano le categorie sociali più esposte ai cambiamenti e agli adattamenti necessari per superare l’attuale crisi pandemica: le donne e i migranti. Si odiano ancora in modo stabile gli ebrei, perché storicamente in ogni periodo di crisi, oggetto di intolleranza». —

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