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I Ferrarini rinunciano ai due nuovi allevamenti

Borghi: «La richiesta di annullamento delle delibere comunali avanzata dalle aziende sarà ratificata mercoledì»

VIANO. Le aziende agricole hanno rinunciato al progetto di un duplice insediamento che fino a due anni fa aveva messo sulle barricate gli abitanti delle frazioni di Casola Querciola e Ca’ Bertacchi: due nuovi allevamenti con quasi mille capi di bovini tra le colline vianesi.

Lo conferma lo stesso sindaco Nello Borghi, che la patata bollente se l’era trovata in eredità dalla precedente amministrazione comunale, criticata fortemente dai residenti, costituitisi nell’associazione Casolaviva dopo l’ok al progetto. «Le due aziende Bosco Grande e Farneto del gruppo Ferrarini – spiega il sindaco Borghi – evidentemente hanno modificato le loro strategie e, in seguito, hanno avanzato richiesta di annullamento della pratica relativa alla domanda di edificazione. Lo ratificheremo nel consiglio comunale di mercoledì».


I passi precedentemente compiuti li riassume l o stesso primo cittadino. «Erano state presentate due pratiche tra il 2016 e il 2018. La prima richiesta delle aziende, con relativo piano d’investimento, era stata recepita dal precedente consiglio comunale nel 2016, con una prima ipotesi di intervento al quale era seguito il permesso rilasciato dall’amministrazione per procedere alla costruzione».

Due anni dopo – forse anche in seguito alla strenua battaglia dei cittadini preoccupati per la sostenibilità ambientale dell’intervento, che si temeva avrebbe avuto un grande impatto in particolare sulle due piccole comunità di Casola Querciola e Ca’ Bertacchi, collegate da un’unica stretta strada tra le colline – la presentazione di un secondo progetto, con lo spostamento dell’insediamento di qualche centinaio di metri.

«Il secondo piano d’investimento – spiega Borghi – fu presentato in sostituzione del precedente, e a questo non seguì il rilascio di alcun permesso».

Proteste e scontento accompagnarono tra l’altro anche questo secondo piano, con un ricorso al Tar promosso da cittadini e associazioni contro l’insediamento; ricorso pendente da circa due anni, e che sarà deciso il prossimo 26 giugno. A frenare i progetti delle due aziende agricole orbitanti intorno al gruppo Ferrarini, oltre al «cambio di strategia», contribuì probabilmente anche la crisi in cui cadde e si trova tutt’ora il gruppo reggiano del settore alimentare.

I cittadini possono tirare un sospiro di sollievo, dunque. Ma c’è ancora qualcosa cui urge una risposta. La pensa così chi, tra i residenti, nel 2018, quando ancora la Ferrarini non era in crisi, avanzò sulla vicenda persino un esposto in Regione. Sotto la lente, finanziamenti ottenuti dalle due aziende Bosco Grande e Farneto per il nuovo insediamento poi mai realizzato. A quell’esposto non è mai giunta una risposta. —


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