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Covid a Reggio Emilia, ospedali al collasso: «Terapie intensive piene, così come Pneumologia. E i ricoveri non calano»

Preoccupa la tenuta degli ospedali, provati da sette mesi di pressione. Il direttore generale Ausl: «Non riusciamo a ripartire con le attività normali» 

REGGIO EMILIA. «Siamo in una situazione di stagnazione: non riusciamo a scendere sotto i cento contagi al giorno e la media dei ricoveri in ospedale oscilla sempre tra i 175 e i 185».

Il quadro delineato da Cristina Marchesi, direttore generale dell’Ausl di Reggio, è chiaro: «Non possiamo permetterci leggerezze».


L’incidenza dei positivi su centomila abitanti è scesa e ora si attesta sui 170-180 casi, ma il dato dimostra che non siamo fuori dall’emergenza: «Siamo molto lontani da quei 250 casi su centomila, che fungono un po’ da soglia di allarme, ma l’incidenza attuale denota chiaramente che il virus è ben presente tra noi». In genere la metà dei contagiati è sintomatica e, negli ultimi dieci giorni, i casi positivi riscontrati all’interno di focolai sono stati più numerosi dei cosiddetti sporadici (quelli cioè che non hanno legami apparenti con altri positivi). Significa che più della metà dei nuovi casi viene identificata durante le operazioni di tracciamento e si trova già in regime di isolamento nel momento in cui viene comunicato l’esito positivo del tampone. Sotto controllo anche il mondo scolastico, che Cristina Marchesi non esita a definire sicuro, «a differenza di quello che si poteva dire a fine febbraio». La differenza nasce da un cambio di procedura: adesso basta un solo positivo per mettere tutta la classe in quarantena. La settimana scorsa le classi in questo stato erano cinquanta, questa settimana si sono invece registrati venti focolai (significa che in venti classi si sono trovati almeno due positivi). «Ma gli esempi pratici – spiega il direttore dell’Ausl – danno più il senso della situazione: ad esempio in una classe-focolaio i due positivi sono due fratelli. Questo per dire che noi lo classifichiamo come focolaio ma non è detto che il contagio sia diffuso e riguardi altre persone oltre le prime due».

Buone notizie che però non bastano a far tirare un sospiro di sollievo. La “stagnazione” denunciata da Marchesi, infatti, ha importanti ricadute su tutto il sistema ospedaliero, che da quasi sette mesi ha cambiato il proprio assetto per accogliere i pazienti Covid più gravi, quelli che hanno bisogno di ventilazione o che addirittura devono essere ricoverati in Rianimazione.

«Durante la prima ondata – ricorda Marchesi – era stato uno sforzo più intenso ma anche più breve, invece questa volta continuiamo, mese dopo mese, ad avere reparti e strutture sotto pressione». Ieri il numero dei ricoveri era 176 e la terapia intensiva ha registrato una lieve flessione, «ma è solo un alleggerimento temporaneo – precisa subito il direttore generale dell’Ausl – perché a qualche uscita dal reparto fanno subito seguito nuove entrate».

Una certezza confermata dal numero di pazienti ricoverati in Pneumologia, molti dei quali necessitano di ventilazione invasiva: «Attualmente il reparto è pieno, vi si trovano 32 pazienti», dice Marchesi. Piene anche le terapie intensive di Reggio (dotata di 36 posti letto, il doppio della disponibilità pre-Covid) e Guastalla (in cui i posti letto sono passati da sei a dieci). «Tutto questo – sottolinea Marchesi – significa che i nostri medici anestesisti e rianimatori continuano a essere occupati con i pazienti Covid e dunque noi non riusciamo a riaprire le sale operatorie come vorremmo. Stiamo dando precedenza alle urgenze, chiaramente, e agli oncologici, ma questa situazione di estrema difficoltà dura ormai da troppo tempo: è da ottobre che andiamo avanti così».

Mentre la campagna vaccinale prosegue (il dato aggiornato a ieri mattina alle 11 parla di 191mila vaccini somministrati dall’inizio della campagna, di cui 130mila prime dosi e 60.800 seconde) diventa quindi fondamentale rispettare scrupolosamente quelle regole che, ormai, dovremmo conoscere a menadito. E che valgono per tutti, vaccinati compresi. Così il direttore generale dell’Ausl rivolge a tutta la città un accorato appello: «Rispettiamo tutti il distanziamento, usiamo correttamente le mascherine, laviamoci le mani con frequenza. Sono indicazioni che ci sentiamo ripetere da 14-15 mesi, ma adesso sono ancora più importanti: con la zona gialla ci sono più libertà, ci si può spostare, si vedono più persone, dunque dobbiamo essere ancora più attenti». —

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