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«Senza il piano operativo non possiamo vaccinare»

Euro Grassi, segretario provinciale Fimmg, spiega l’impasse con la Regione: «Si fa di tutto per escludere i medici di medicina generale dalla campagna»

REGGIO EMILIA. «Venerdì scorso doveva arrivare dalla Regione il piano operativo per farci partire con le vaccinazioni ma lo stiamo ancora aspettando. E senza quello non si parte».

Euro Grassi, segretario provinciale della Fimmg (Federazione italiana dei medici di medicina generale) non fa giri di parole. «L’impressione – aggiunge – è che l’assessore regionale alle Politiche della salute Raffaele Donini sia ostacolato da persone che fanno parte del suo stesso assessorato. Rivolgiamo il nostro appello direttamente al presidente della Regione, Stefano Bonaccini: liberi Donini. Ma anche alla nostra Ausl, con cui il dialogo non è mai mancato: si ribelli».


Sono affermazioni dure. Da dove nascono?

«Le rispondo con una serie di domande: per quale motivo c’è stato bisogno di creare centri vaccinali quando i medici di famiglia, da sempre, vaccinano i propri assistiti per l’influenza? Come mai è stato deciso di affidare la vaccinazione dei pazienti a medici neolaureati che non hanno ancora esperienza o addirittura, è la novità del momento, ai farmacisti invece di lasciare che fossero i medici di medicina generale a occuparsene? In quel caso non ci sarebbe neanche stato bisogno di corsi. Dubito che un farmacista sappia come comportarsi in caso di shock anafilattico. Invece il medico di medicina generale, oltre ad avere alle spalle, nella maggior parte dei casi, venti-trent’anni di campagne antinfluenzali, conosce i propri pazienti, sa a cosa sono allergici, ha informazioni dettagliate sulla loro storia e anche sulla loro famiglia. Quindi, mi ripeto, perché non è stato permesso ai medici di medicina generale di vaccinare?».

Una delle difficoltà è la gestione dei vaccini, che vanno conservati a temperature bassissime. No?

«Guardi la cosiddetta “catena del freddo” è un falso problema. Un filo d’erba dietro cui, fin dall’inizio, si sono nascosti lo Stato, le Regioni e le Ausl. La catena del freddo termina con la consegna dei vaccini in ospedale. A quel punto i vaccini possono essere conservati da +2 a +8 gradi centigradi per due settimane e qualcuno anche fino a 30 giorni. Quindi devono esserci per forza altri motivi. Ora sono in arrivo grandi quantità di vaccini, c’è bisogno che i medici di famiglia abbiano a disposizione più di un tipo di vaccino per poter decidere quale somministrare al paziente».

Quali categorie dovreste vaccinare?

«Stando a quanto deciso all’incontro che i segretari provinciali e regionale della Fimmg hanno avuto con l’assessore Donini dovremmo occuparci delle persone tra i 64 e i 69 anni, dei caregiver e dei pazienti che richiedono la vaccinazione a domicilio. Ma ancora non abbiamo ricevuto niente di scritto. Un po’ quello che era successo con gli insegnanti. In quel caso avevo bloccato l’accordo ed era stato interpretato come un discorso economico».

Invece?

«Invece non c’entravano i soldi – il rimborso è comunque miserissimo, nessuno si immolerebbe per fare un lavoro così con questa retribuzione – ma di organizzazione: prima di partire con le vaccinazioni volevamo avere le liste delle persone da vaccinare e la sicurezza di avere i vaccini. Per non ripetere quanto successo con l’antinfluenzale, per la quale abbiamo dovuto dare appuntamenti e poi disdirli e poi ridarli perché non avevamo fiale». —

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