San Pietro, parrocchia in perdita col Covid

La chiesa di San Pietro durante i lavori di ristrutturazione nell’agosto del 2020

Reggio Emilia, il bilancio del 2020 è in rosso per la prima volta (-32mila euro). Colpa del blocco delle attività e delle questue domenicali

REGGIO EMILIA. Una parrocchia che presenta un bilancio e lo appende nella bacheca all’entrata della chiesa è certamente una mosca bianca. Ma a San Pietro la svolta sulla trasparenza è stata adottata da qualche anno e permette di capire come il Covid abbia avuto effetti anche sui conti di chi, come le parrocchie, si prende cura delle anime. Quella di via Samarotto, una delle più rinomate di Reggio data la storia e i fedeli presenti alle messe, è finita in perdita quest’anno segnando un rosso di 32mila euro.

Nessuna tragedia ma, come avverte Luigi Signorelli, uno dei sette membri del consiglio parrocchiale per gli affari economici, «in termini economici quello del 2020 è un bilancio in difficoltà per la raccolta dei fondi, mancando le questue domenicali per colpa del Covid – spiega –. Poi sono venute meno per buona parte dell’anno le attività oratoriali mentre sono quasi rimaste invariate molte spese, tranne il riscaldamento. Come parrocchia abbiamo poi effettuato interventi di sistemazione che hanno inciso sicuramente sul fronte dei costi. Abbiamo poi un locale in affitto, la cui attività commerciale da un anno non fa pervenire l’affitto. Un locale che avevamo ristrutturato accedendo anche a un mutuo. Abbiamo anche istituito, quindi, un fondo sul rischio crediti: infatti su quell’affitto mancato paghiamo le tasse».

Il bilancio dell’anno prima era stato chiuso brillantemente, con un “utile” di 100mila euro, frutto però di una donazione di un privato che aveva raddoppiato i ricavi portandoli a 230mila euro, contro i 100mila del 2020. A pesare è stato quindi il crollo dell’attività parrocchiale, passata dai 45mila euro del 2019 ai 1.260 euro del 2020. Una rarefazione difficile da sostenere anche per una delle parrocchie più solide. «Non mi era mai capitato in questi anni di gestione di chiudere in perdita – dice Signorelli –. Non abbiamo però timore di esporre i conti, che sono frutto di un lavoro trasparente e di un’opera di tracciamento delle varie voci a bilancio. Abbiamo saldato tutto ciò che era rimasto aperto. Un lavoro che facciamo da volontari grazie al quale siamo riusciti a ricostruire tutta la situazione patrimoniale».

La piccola circoscrizione ecclesiastica del centro storico è retta da monsignor Tiziano Ghirelli, che come tutti i parroci si è dovuto confrontare con la distanza imposta dal Covid rispetto a un rapporto con i fedeli che è sempre stato di prossimità. Oltre alle messe, poi riprese ma con presenze ridotte, sono venute meno le altre attività, soprattutto quelle legate ai giovani. «Parliamo di campeggi, campi estivi, Grest e via dicendo – dice Signorelli –. Tutte attività che facevano parte della nostra quotidianità e che rientravano anche a bilancio. Mancando c’è stata la perdita».