«L’arte di Nerone racconta il tribolare della sua vita e il mondo dei vinti»

Un particolare del quadro che Nerone donò nel 2020 alla casa-museo Ligabue

Terzi ricordato da Gialdini, Leidi e dalla casa-museo Ligabue Disse del proprio soprannome: «Fui accusato d’un incendio»

GUALTIERI. Cordoglio nella Bassa per la morte di Sergio Terzi, il pittore Nerone. Aveva 81 anni. Il funerale si terrà domattina alle 10 nella chiesa di Gualtieri, quindi il corteo funebre raggiungerà il cimitero locale.

La casa-museo Antonio Ligabue lo ricorda «in primis per essere stato per alcuni mesi autista di Ligabue e per averci trasmesso importanti testimonianze che ci hanno permesso di capire ancor più l’uomo Ligabue, soprattutto il significato di alcuni suoi gesti, incomprensibili ai più. La riconoscenza di Nerone per il “suo” Maestro lo porterà, nel 1975, a donare alla cittadinanza di Gualtieri un monumento ricavato dall’unica scultura autoritratto».


«Nerone – ricorda il critico d’arte Angelo Leidi – è però anche il secto uomo. Nato a Villarotta nel 1939, ha avuto come predecessori pittori di grande levatura come Messora, Caselli, Bertini, Mandelli e Carboni. Nerone è l’ultimo ad averci lasciato, ma resterà nella storia di questo Paese come i 5 grandi che lo hanno preceduto. Senza dimenticare che Villarotta è frazione della Luzzara di Cesare Zavattini. La sua pittura si caratterizza per quella forza che riesce a trasfondere ai suoi personaggi o animali, con i loro caratteristici occhi fiammanti».

La sua produzione artistica è immane (Nerone è stato anche scultore e pittore), le mostre personali numerosissime, in Italia e all’estero. Le ultime due mostre risalgono al 2020: “L’Orlando Furioso” alla Casa del Mantegna a Mantova e “Olocausto” alla casa-museo Antonio Ligabue a Gualtieri. Sono mostre tematiche che rimandano ai dipinti didascalici delle chiese o dei palazzi nobiliari. Nerone racconta con il pennello il dramma dei vinti. «È il messaggio che vuole trasmettere nei dipinti e negli scritti. Ricorderemo sempre l’umanità di quest’uomo che ci ha lasciato», conclude la casa-museo Ligabue.

«“Ho finito di “tribolare”. Così ci direbbe Nerone – lo ricorda Mattea Gialdini, assessore alla cultura di Gualtieri –. Ha avuto una vita difficile e tormentata. Nei suoi quadri la rabbia e la fatica del suo “tribolare”: tra paesaggi, nature morte e personaggi dai colori e forme incredibili, dalle pennellate forti, vogliose di imprimersi nelle tele e nella nostra immaginazione traspariva la fame di affermarsi, di farsi ascoltare, di prendersi a piene mani ciò di cui la vita l’aveva privato durante l’infanzia e la giovinezza. Zavattini, ascoltando la storia della sua esistenza, aveva definito la vita di Nerone “una Via Crucis”. Anche il suo soprannome contiene una storia tribolata. “Facevo il restauratore di mobili in uno stabile della curia, il vescovo mi diede lo sfratto perché lavoravo di domenica. In quel periodo ci fu un incendio in una chiesa sconsacrata. Mi accusarono e poi mi scagionarono, ma rimase quel soprannome che non sono riuscito a togliermi di dosso”. Personaggio eclettico, scultore, pittore e poeta, da anni abitava nel Comune di Gualtieri, cui ha donato una serie di tele che compongono una notevole collezione oggetto di varie mostre a palazzo Bentivoglio. Conobbe Ligabue, cui fece da autista, e per l’affetto che gli portava fece dono alla comunità di Gualtieri della scultura in bronzo raffigurante la testa di “Ligabue” che si può tutt’ora ammirare in piazza IV Novembre. L’ultimo incontro pubblico con lui risale al 22 febbraio 2020 in Sala Falegnami in occasione della proiezione del film di Ezio Aldoni “Nerone: è stato un bel tribolare….”. Riposa finalmente in pace, Sergio».—

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