Una via intitolata al partigiano Diavolo: c’è l’ok del consiglio, solo Vinci si astiene

La mozione presentata da Dario De Lucia (Gruppo misto): «Germano Nicolini esempio per noi tutti, giusto ricordarlo»

Roberto Fontanili

REGGIO EMILIA. Reggio avrà una via o una piazza intitolata a “Germano Nicolini .La decisione è arrivata ieri in sala Tricolore all’unanimità, con la sola astensione del consigliere del Gruppo Misto e deputato di Fratelli d’Italia Gianluca Vinci.


L’approvazione della mozione non si tradurrà immediatamente nei fatti, perché, come ha spiegato l’assessore Lanfranco De Franco, intervenuto a nome della Giunta che ha appoggiato la proposta, «richiede un iter applicativo. Un percorso che prevede che la Commissione Consultiva Toponomastica esprima il proprio parere e in caso di parere positivo la Giunta farà la relativa delibera. Inoltre non essendo trascorsi dieci dalla scomparsa di Nicolini (avvenuta nell’ottobre del 2020) dovrà essere richiesto alla Prefettura un nulla osta specifico che consenta l’intitolazione in deroga alle norme vigenti”. Infine, ha spiegato De Franco, «occorre fare una attenta riflessione sulla scelta del luogo da intitolare a Nicolini, per cui non metterei fretta nell’individuare il posto adeguato».

Al di là dei tempi tecnici necessari Reggio ha deciso di rendere onore a Nicolini nel corso di un dibattito in cui tutti gli interventi hanno convenuto sulla statura morale e umana del Comandante Diavolo e riconosciuto «che è stata una figura importante per Reggio e per il Paese».

Ma è stato anche un dibattito nel corso del quale la decisione del Consiglio comunale di intitolare una via a Germano Nicolini e qualche mese fa a Norma Cossetto (vittima delle Foibe) si sono a tratti intrecciate con l’accusa dell’opposizione alla Giunta «di non rispettare le decisioni assunte in Sala Tricolore».

Nell’approvare la decisione di dedicare in futuro una via a Nicolini i diversi interventi hanno voluto onorare soprattutto il ruolo che ha avuto nella fase di riconciliazione tra le parti nel primo dopoguerra. E lo ha fatto per primo il consigliere Pd Claudio Pedrazzoli ricordando la ingiusta condanna per un reato mai commesso e l’aver dovuto aspettare 40 anni per avere giustizia. «La storia di Nicolini ci può insegnare tanto – ha detto Pedrazzoli – e per il suo essere un comunista e un cattolico era il candidato ideale per essere colpevole. Nessuno da ambo le parti (il riferimento è al Pci e alla Chiesa, ndr) ha voluto che la verità conosciuta già la sera dopo l’attentato saltasse fuori». Una impostazione condivisa anche da Aguzzoli (M5S) e da Melato (Lega) e Cinzia Rubertelli (Alleanza Civica) che intervenendo hanno sottolineato come sia «giusto e doveroso che Reggio abbia una via o una piazza intitolata a Nicolini».

Germano Nicolini scomparso il 24 ottobre del 2020, è stato comandante partigiano e sindaco di Correggio. Aveva 27 anni quando nel giugno del ’46 fu arrestato come esecutore materiale dell’omicidio di don Umberto Pessina. Fu processato e condannato a 22 anni di carcere - in mancanza di prove - come mandante del delitto e non come esecutore materiale scontò 10 anni di galera. I principali artefici della demonizzazione di Nicolini furono l’allora vescovo di Reggio Beniamino Socche e il capitano dei Carabinieri Pasquale Vesce, che condusse le indagini. Dopo la confessione nel 1993 dei tre veri colpevoli la Corte di Appello di Perugia nel 1994, lo assolve con formula piena, considerandolo vittima di una macchinazione politico-inquisitoriale. Nicolini riacquista tutti i diritti e gli viene riconsegnata la Medaglia d'Argento al Valor Militare per il suo impegno nella lotta partigiana contro il nazifascismo. —

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