Soltanto il cancro uccide più del Covid Durante il lockdown 50mila morti in più

Tra marzo e aprile dell’anno scorso impennata di decessi Nel 92 per cento dei casi la responsabilità diretta è del virus

Il Covid-19 è la seconda causa di morte dopo i tumori. È quanto si legge nel report dell’Istat che presenta una analisi della mortalità, per causa e luogo del decesso, legata alla prima ondata della pandemia, in relazione al periodo marzo-aprile 2020. Un periodo, quello del lockdown, che ha visto una riduzione delle morti violente (-161), decremento degli omicidi e un aumento - seppur di poco - dei femminicidi.

IMPENNATA MORTALE


Il numero dei morti in Italia ha subìto un incremento del 45 per cento. Si tratta di 159.310 decessi, quasi 49mila casi in più rispetto alla media calcolata nello stesso periodo del quinquennio 2015-2019. Il 60 per cento di questi - quindi 29.210 morti - è attribuibile al Covid, il 10 per cento a polmoniti e il 30 ad altre cause. Solo una piccola parte dell’incremento è imputabile all’invecchiamento demografico. Si stima infatti che, nel periodo considerato, in assenza di variazioni dei livelli di mortalità e degli effetti diretti e indiretti del Covid, avremmo osservato un aumento di soli 6.648 decessi.

VIRUS KILLER

Nel 92 per cento dei casi il Covid è risultato la causa direttamente responsabile del decesso, nel restante 8 per cento il virus è risultato presente, ma il decesso si è verificato per un’altra malattia.

NORD OVEST PIù COLPITO

Nel Nord-ovest, il Covid è responsabile di un terzo della mortalità totale, quasi 19mila decessi, il 64 per cento dei decessi per Covid di tutta Italia. Circa il 20 per cento (6mila) dei decessi riguarda residenti del Nord-est mentre nel resto del Paese si distribuisce il restante 16 per cento.

LE CAUSE PRINCIPALI

Il Covid miete il doppio delle vittime rispetto alle cardiopatie ischemiche. Nel periodo preso in esame, oltre al Covid, i decessi sono aumentati per quasi tutte le principali cause di morte rispetto a quanto osservato nello stesso periodo del quinquennio precedente. Da questa prima lettura dei dati italiani sulle cause di morte a marzo e aprile emerge come l’impatto del Covid sulla mortalità, scrive l’ Istat, «non vada ricercato unicamente nel numero dei decessi causati direttamente dal virus ma anche nel concomitante incremento per altre cause».

NELLE RSA E IN CASA

Si registra un forte incremento dei decessi negli istituti di cura pubblici e privati rispetto alla media 2015-19 (+46 per cento), quasi interamente attribuibile alla mortalità per Covid, mentre si riducono del 4 per cento quelli per altre cause. Anche nelle abitazioni e nelle strutture socio-assistenziali l’aumento dei decessi è rilevante, rispettivamente +27 e +155 per cento. Solo per una piccola parte risulta spiegato direttamente dal Covid: potrebbe essere conseguenza anche di un mancato accesso alle cure ospedaliere nella fase più critica per il sistema sanitario e di una mancata diagnosi di casi covid a inizio pandemia. Normalmente i decessi nelle strutture residenziali o socio-assistenziali costituiscono circa il 9 per cento delle morti mentre nel 2020 la percentuale sale al 17 per cento.

POLMONITI E INFLUENZA

L’incremento più importante nella frequenza dei decessi si osserva per polmoniti e influenza. Per questo gruppo di cause, rappresentato per oltre il 95 per cento da polmoniti, la frequenza dei morti è tre volte superiore a quella osservata in media nel periodo 2015-2019 (7.610 rispetto a 2.445).