Pressing su Amco della commissione «Approfondimenti sul caso Ferrarini»

Carla Ruocco, presidente della commissione d’inchiesta «È stata chiesta una dettagliata relazione sulla vicenda»

Evaristo Sparvieri

REGGIO EMILIA. «Proprio in questi giorni l’Ufficio di Presidenza della Commissione ha ravvisato l’opportunità di avviare approfondimenti sulla complessiva operatività posta in essere da Amco sulla vicenda Ferrarini». Non solo l’interrogazione a risposta scritta, indirizzata ai ministri dell’Economia Daniele Franco e dell’Agricoltura Stefano Patuanelli, depositata a inizio aprile dal presidente della commissione Agricoltura Filippo Gallinella. Anche la commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario, presieduta dalla parlamentare M5s, Carla Ruocco, torna in pressing nei confronti di Amco, la società del ministero del Tesoro scesa in campo fra mille polemiche al fianco del Gruppo Pini nella difficile partita del concordato del gruppo Ferrarini, al centro di una battaglia senza esclusione di colpi con la cordata concorrente, espressione di associazioni agricole all’insegna del Made In Italy come Coldiretti e formata da Gruppo Bonterre– Grandi Salumifici Italiani, Opas e Hp, con il sostegno di Intesa Sanpaolo e Unicredit.


Due colossi bancari che, al pari di Amco, sono fra i principali creditori di Ferrarini, lo storico marchio del prosciutto della famiglia di Rivaltella travolto nel 2018 da una crisi finanziaria che ha causato un maxi debito di 360 milioni anche in conseguenza del crac di Veneto Banca.

LA RELAZIONE

La richiesta ad Amco di un dossier dettagliato sulla vicenda, da consegnare a brevissimo, è stata avanzata dalla commissione parlamentare d’inchiesta per chiarire aspetti considerati delicati in merito alla partecipazione di una società dello Stato al concordato: una procedura che vede Amco entrare nel 20% come socia del Gruppo Pini, attraverso il neocostituito contenitore societario Rilancio Industrie Agroalimentari, mettendo sul piatto un mutuo da 12 milioni di euro per il piano industriale, contro i 37 milioni di finanziamenti annunciati dalla sola Intesa San Paolo, ai quali si aggiunge una sottoscrizione di aumento di capitali di Bonterre (26 milioni), Hp (10 milioni) e Opas (2 milioni), con Unicredit banca di riferimento che finanzia Hp–Consorzi agrari d’Italia.

LA POLEMICA

L’operazione è stata già oggetto di una precedente audizione dell’ad Amco, Marina Natale, il 3 febbraio. In quella circostanza, Natale aveva motivato l’adesione di Amco alla proposta Pini con «motivazioni fortemente economiche». Dichiarazioni finite nel mirino di diversi parlamentari, come il senatore Massimo Ferro di Forza Italia e il deputato leghista Giulio Centemero, che hanno ipotizzato l’invio di una segnalazione all’autorità giudiziaria nutrendo dubbi sulla veridicità in commissione di alcune affermazioni della numero uno Amco. All’attacco anche Michele Anzaldi di Italia Viva, che ha scritto alla presidente della commissione Ruocco chiedendo di risentire Natale, perché a suo avviso per questioni di date non sarebbe stata effettuata una corretta valutazione comparativa tra la proposta Pini e quella Bonterre.

Polemica che ha costretto la stessa Amco a tornare a stretto giro sull’argomento per precisare che la proposta Ferrarini-Pini è stata depositata il 31 agosto 2020, successivamente quindi al 10 agosto 2020, giorno in cui la cordata Bonterre aveva presentato la propria proposta. Circostanze che i parlamentari tendono a smentire, dal momento che in quell’epoca l’offerta Bonterre non era completamente analizzabile per precisi paletti legali, che ne impedivano la pubblicazione nel registro della Camera di Commercio. Di qui ora la necessità di un ulteriore approfondimento: «La vicenda Ferrarini merita la dovuta attenzione e per le ricadute occupazionali e per il fatto che l’azienda rappresenta un simbolo dell'Italia nel mondo – aggiunge la presidente della commissione parlamentare d’inchiesta Carla Ruocco – È stata, pertanto, chiesta la trasmissione di una dettagliata relazione sulla vicenda. Siamo in attesa della documentazione e, se del caso, saranno effettuati tutti i necessari approfondimenti».

LA SFIDA

Una battaglia su date, cifre e dettagli dei due piani concorrenti, che si inserisce all’interno di una guerra a tutto campo, anche a colpi di esecuzioni immobiliari verso la famiglia Ferrarini, infiammata dall’improvviso testacoda della stessa Amco, fino a inizio 2020 vicinissima alla cordata Bonterre e persino in contenzioso con un perito che ha attestato la fattibilità per entrambe le proposte Ferrarini (compresa la seconda, partecipata da Amco), prima di un improvviso cambio di direzione di cui i parlamentari – in virtù del fatto che Amco è una società ministeriale – vogliono capire ragioni e conseguenze economiche, cercando rassicurazioni sulla tutela del Made in Italy. Il motivo? Pini, definito il “re della bresaola”, è player internazionale del settore macellazione carni, mettendo nel mirino per il 2021 due miliardi di fatturato: un impero familiare fondato nel 1982 in provincia di Sondrio, che dalla Valtellina affondava le radici a Cipro, con un recente accordo di fornitura siglato a gennaio da 840 milioni di euro annui con il colosso cinese WH Group e con sedi in Spagna, Polonia e Ungheria. Paesi questi ultimi due dove il capostipite Piero Pini, dal 2019 formalmente esterno alla società coinvolta nel concordato guidata dal figlio Roberto, è al centro di complesse indagini giudiziarie per reati di materia fiscale.

LE ATTESE

L’ingresso di una società ministeriale in una sfida fra privati è inoltre anche al centro di segnalazioni da parte della cordata Bonterre alla divisione Concorrenza della Commissione Ue e alla Corte dei Conti: secondo i denuncianti, un aiuto di Stato vietato dalla legislazione europea e da tenere sott’occhio anche dal punto di vista della giustizia contabile. Un intrigo diventato internazionale e partito da lontano. È marzo 2019 quando il Tribunale di Reggio ammette per la prima volta Ferrarini al concordato con riserva. Nel maggio 2020, invece, viene accolta l’istanza di rinuncia in vista di una nuova domanda di concordato in bianco, proprio nel momento in cui la cordata Bonterre era in rampa di lancio. Il caso finisce in Corte d’Appello a Bologna, con due diversi ricorsi. Viene definita l’incompetenza del Tribunale di Reggio. Bisognerà riavvolgere il nastro. Ma, colpo di scena, il Tribunale di Bologna solleva nel novembre scorso una questione sulla propria competenza, sulla quale a breve è chiamata a esprimersi la Cassazione. Un pronunciamento atteso anche dalla commissione parlamentare sulle banche, che si riserva ogni azione – compresa la riconvocazione dell’ad di Amco, Marina Natale – a tutela della bontà dell’operazione e dello stesso operato della Commissione. —

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