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La foto del 21enne morto a Fabbrico usata nella fiction senza autorizzazione

Pierfrancesco Orlando, aveva 21 anni

Scoppia il caso contro la produzione Mediaset: Pierfrancesco morì per colpa dell’acqua del Naviglio L’avvocato: «Quereliamo». E sull’incidente: «Dopo l’archiviazione abbiamo scritto al Ministero»



FABBRICO. Guardare una fiction alla televisione e accorgersi che quella foto scrutata da uno dei protagonisti al computer altri non è che il proprio figlio, morto a 21 anni per le assurde conseguenze di un incidente. È stato un autentico shock per la mamma di Pierfrancesco Orlando, il giovane operaio di Foggia che lavorava alla Landini di Fabbrico morto il 31 dicembre del 2017 per le conseguenze dell’incidente nel canale Naviglio. Perché? Chi lo ha deciso? A chi lo hanno chiesto? Domande che ora sono diventate una denuncia querela contro Mediaset, gli sceneggiatori e i produttori Ricky Tognazzi e Simona Izzo di “Svegliati amore mio”, la produzione di Canale 5 con protagonista Sabrina Ferilli, già al centro della cronaca dopo il licenziamento di un operaio dell’ex Ilva di Taranto per un post pubblicato su Facebook. Sotto accusa la seconda puntata, andata in onda il 31 marzo scorso.


La fiction

A darne notizia è il sito di informazione “Foggia Today”. E la notizia rapidamente dalla Puglia, dove Pierfrancesco non è mai stato dimenticato, è rimbalza a Fabbrico, dove quel tragico incidente resta qualcosa difficile da accettare: uscito dall’auto rovesciata nel canale con le sue gambe, Pierfrancesco è morto 18 giorni dopo lo schianto per la crisi polmonare che lo aveva colpito per aver ingerito fango e acqua del canale, risultate contaminate da batteri che, alla fine, lo hanno infine ucciso.

«Per la mamma è stato uno shock. Per lo stress ora è finita in ospedale». L’avvocato Maurizio D’Andrea, del Foro di Foggia, racconta così l’assurda situazione che si è creata. «Ha riconosciuto subito il figlio nella foto pubblicata nella fiction; ha ricevuto chiamate e messaggi perchè non è stata la sola – racconta – Ma nessuno ha mai chiesto il permesso per utilizzarla. Nella denuncia-querela che abbiamo depositato ho parlato di una “resurrezione televisiva” che nessuno ha mai autorizzato. Che ferisce una famiglia che ancora non riesce a trovare pace per l’assurda morte del giovane».

Il frame della fiction in cui compare il volto del giovane (tratto da Foggia Today)


Il legale contesta la violazione della privacy, ma anche la diffamazione poichè la fiction inserisce il volto di Orlando all’interno di una vicenda – quella narrata dallo sceneggiato – che nulla ha a che fare con lui. Il suo volto viene usato per raccontare, attraverso un articolo di cronaca, la morte di un lavoratore all’altoforno dell’acciaieria intorno alla quale si svolge l’intera narrazione.

L’incidente

Pierfrancesco Orlando non lavorava in una acciaieria, ma alla Landini di Fabbrico. Da Foggia, era emigrato nel Reggiano per quell’impiego già da un anno e mezzo.

L'auto del giovane nel Naviglio nell'incidente del 2017


La mattina del 13 dicembre di quattro anni fa era finito fuori strada con la sua percorrendo via Naviglio Nord, a Fabbrico. Con la sua Lancia Y era finito nell’acqua del canale. In due automobilisti si erano fermati per aiutarlo.

Camminava sulle sue gambe, era riuscito anche a chiamare la madre e avvertirla, a rassicurarla sulle sue condizioni. «L’elisoccorso era atterrato ma viste le condizioni decisero di portarlo all’ospedale di Guastalla in ambulanza in codice giallo – racconta il legale – Se lo avessero portato subito a Parma forse si sarebbe salvato?». Il giovane infatti è stato colpito da una crisi respiratorio importante che ha richiesto il suo trasferimento all’ospedale della città ducale, solo 3 giorni dopo. È stato in coma farmacologico a lungo, perchè i batteri presenti nell’acqua e nel fango del Naviglio che il giovane ha ingerito nell’incidente gli avevano provocato una gravissima infezione. Un’infezione che ha provocato l’arresto cardiaco che lo ha ucciso.

Le indagini

L’inchiesta della procura di Reggio, coordinata dal pm Giulia Stignani, è finita con una richiesta di archiviazione a cui la famiglia, però, si è opposta. Ma anche davanti al giudice monocratico l’esito non è stato diverso. Ma ancora oggi, a quasi 4 anni di distanza, la famiglia non si arrende. «Il procedimento è chiuso, ma la vicenda è aperta – sottolinea l’avvocato D’Andrea – Abbiamo presentato una memoria al Ministero di Grazia e giustizia e una denuncia alla procura generale di Bologna, da cui attendiamo risposta».

Nella memoria inviata al Ministero, sotto accusa ci sono gli accertamenti della polizia locale che rilevò l’incidente. «Hanno riportato una misurazione della strada errata: non è 3,90 metri ma 3,60 e in quelle condizioni dovrebbe essere a senso unico – dice l’avvocato – Non è stato chiarito se ci fossero altri mezzi coinvolti: i testimoni raccontano di un Ducato che poco prima arrivava in senso opposto a forte velocità. E mentre il giovane era ricoverato, la sua auto è stata demolita. Chi lo ha deciso? Perchè così in fretta? Analizzandola si avrebbero avute notizie sulla dinamica dell’incidente, si sarebbe potuto analizzare il fango contenuto». La famiglia chiedei ancora con forza che tutto questo venga chiarito. —

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