Il boss collabora No di moglie e figlia alla protezione

Cominciano ad emergere le prime conseguenze del percorso di collaborazione con la giustizia intrapreso da circa un mese dal boss 62enne Nicolino Grande Aracri. Hanno rinunciato alla protezione alcuni familiari del capoclan, vale a dire la moglie Giuseppina Mauro e la figlia Elisabetta Grande Aracri. Entrambe sono attualmente agli arresti domiciliari nella casa di famiglia a Cutro (in contrada Scarazze) perché colpite dalle misure restrittive emanate nell’operazione antimafia Farmabusiness. Stesso rifiuto sarebbe arrivato anche da alcuni fratelli di Nicolino. Rinchiuso da tempo al carcere duro e “sepolto” da ergastoli oltre che da altre condanne minori, la sua “armata” decimata a suon di arresti, il patrimonio milionario confiscato: in questo contesto è maturata l’intenzione di collaborare di Grande Aracri, un mammasantissima capace nell’ultimo trentennio di ridisegnare gli equilibri ’ndranghetisti calabresi, per poi ramificare i propri loschi interessi al Nord, specie in Emilia.