Il presidente Piumi del caseificio "Il Boiardo" muore dopo un mese col Covid

Aveva 73 anni e si è ammalato insieme alla moglie, ricoverata in ospedale Era stato uno dei protagonisti della crescita dello storico caseificio di Pratissolo

SCANDIANO Con lui alla guida un piccolo caseificio di provincia come il Boiardo è passato da pochi quintali di latte per il Parmigiano Reggiano fino a produrne oltre 150 quintali. Una crescita possibile solo grazie al grande lavoro e alla passione per i frutti della sua terra, quella che Eugenio Piumi ha sempre prediletto e messo avanti a tutto, combattendo battaglie che non lo hanno scoraggiato, coprendo con orgoglio la carica di presidente del caseificio di Pratissolo. La battaglia più difficile, però, è stata l’ultima, perché la più inattesa, il Covid, che lo ha colpito all’età di 73 anni e portato via ieri all’amore della moglie Oriella – anche lei ricoverata per il virus – e delle tre figlie Catia, Monica e Laura, testimoni della vita semplice, ma intensa del padre, durante la quale ha potuto vivere unendo al lavoro la gioia di avere sette nipoti.

Insomma, un capostipite sia in famiglia che nella comunità di Arceto, che ieri ha appreso con sgomento della morte di Piumi, che dopo essere stato contagiato dal Coronavirus ha visto una lenta degenerazione della malattia. Il 14 marzo scorso è dovuto ricorrere al ricovero all’ospedale Santa Maria Nuova di Reggio, dove ha cercato di lottare ancora una volta senza riuscire però ad avere la meglio sulla malattia che non gli ha lasciato scampo. «In passato aveva avuto normali acciacchi ma ultimamente stava bene – racconta commossa la figlia Catia –. Quindi per noi il contagio e la sua morte sono stati una pugnalata. Non ce l’aspettavamo. Soprattutto perché parliamo di un gran guerriero, che ha sempre superato battaglie toste, affrontandole con convinzione, ma stavolta non c’è riuscito».


Piumi è morto ieri in ospedale, a poca distanza quindi dalla moglie Oriella, anche lei ancora ricoverata, ma migliorata e che sembra essere ora sulla via della guarigione.

Si erano conosciuti da ragazzi, quando il giovane Eugenio era partito da Solignano Vecchio, piccola località sui monti modenesi, nel Comune di Castelvetro, da dove aveva raggiunto San Faustino, verso Rubiera. Lì, dopo l’incontro, si erano sposati, trasferendosi poi verso la zona ceramiche, dove Piumi aveva messo a frutto le sue conoscenze di contadino. In quella zona prolifica aveva dato vita al suo allevamento, diventando vice presidente della latteria, fino a salire verso il ruolo di presidente, al quale non aveva rinunciato e che lo vedeva tutt’ora in carica.

Grande giocatore di briscola, amante del ballo, aveva destinato gran parte del suo tempo alla vita di campagna e al caseificio, seguendone la crescita e i ritmi di lavoro, fatti di impegno e poche soste. Una progressione che aveva portato il Boiardo di Scandiano ad inglobare le due latterie: l’omonima coop di Pratissolo con la Matilde di Canossa di Montecavolo di Quattro Castella. Una fusione per incorporazione della Latteria Matilde di Canossa nel Caseificio Il Boiardo che aveva premiato il lavoro dei soci, decisi a dare sfogo alla potenzialità produttiva superiore ai 110mila quintali di latte lavorabili all’anno, con una produzione di circa 21mila forme complessive di formaggio Parmigiano Reggiano già nel 2010, anno dell’accordo che vide Piumi in prima linea. Un uomo sagace, sempre con la battuta pronta, che ha legato la sua vita a quella del caseificio e della sua gente. —

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