È morto a 87 anni l’imprenditore Colli, fondatore di Arag sosteneva lo sport

Oggi alle 15 la cerimonia funebre nella chiesa del paese. Il ricordo: «Aveva l’abitudine di fermarsi dove c’era bisogno»

RUBIERA. Il comprensorio ceramico dice addio a un imprenditore stimato, una persona generosa, appassionata di sport e sempre pronta alla solidarietà.

Domenica scorsa nella sua casa di Borzano di Albinea è morto Mariano Colli, uno dei fondatori dell’Arag di Rubiera, una delle principali realtà mondiali per la produzione di accessori per macchinari da utilizzare per il settore verde, per il giardinaggio, l’irrorazione e il diserbo dei prati.


Colli era ancora oggi uno dei soci dell’azienda da lui creata, pur avendo negli ultimi anni passato la mano, in particolare per quanto riguardava le questioni operative.

Il funerale dell’imprendito si terrà oggi pomeriggio a Rubiera, alle 15 nella chiesa parrocchiale del paese natale dell’87enne.

Colli, che dopo aver lavorato in un istituto bancario, nel 1976 aveva dato vita all’azienda, nel giro di pochi decenni aveva portato l’Arag verso una cresciuta esponenzialmente fino a operare in mezzo mondo.

Nel 2020, la quota di maggioranza della società era stata acquisita dalla società d’investimento svizzera Capvis Ag.

Colli, scomparso dopo una malattia lunga e dolorosa, era una delle colonne del Lions Club di Scandiano, con cui ha contribuito a tante attività solidali, unite a quelle portate avanti in proprio assieme alla moglie.

Mariano Colli ere anche un grande appassionato di sport. Per decenni, Arag è stato lo sponsor principale della Pallamano Rubiera, nel periodo in cui la società reggiana ha disputato campionati di primissimo piano, con rose in cui hanno militato tanti atleti italiani e stranieri di punta.

Anche adesso, pur avendo abbandonato ruoli gestionali in azienda, aveva sempre mantenuto una grande attenzione per la pallamano rubierese, impegnandosi perché il sostegno garantito dall’azienda, nelle fasi brillanti come in quelle di sofferenza, non venisse mai meno.

Un ricordo dolente arriva dai soci Lions scandianesi, affidato a un altro componente del club, Angelo Santoro. «Mariano è stato, e rimarrà sempre, uno dei soci del Club di Scandiano più virtuosi; costantemente disponibile ai service e pronto a sostenere le persone che avevano bisogno. Diceva che la sua fortuna imprenditoriale era frutto della sua fede, forse è per questo che aveva l’abitudine di fermarsi sempre là dove c’era bisogno di carità cristiana», è il ritratto di Colli.

E non mancano aneddoti sinora sconosciuti: «Era una costante, per lui e la sua famiglia, dare ristoro alle persone che raccoglieva per strada, fino a portarle a casa, confortarle con una doccia calda e un letto con le lenzuola fresche di bucato, prima di farle sedere a tavola con sua moglie e i suoi figli. Il giorno dopo, con una piccola borsa di fortuna piena di vestiti stirati, e qualche soldo, i viandanti riprendevano il loro cammino. Mariano era fatto così, ancora prima di essere un Lions era già un Lions». —

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