Reggio Emilia, l’allarme dei sindacati: «Le scuole non sono pronte per riaprire al 100%»

Così la pensano i sindacati che manifestano preoccupazione e alzano la guardia. La Malavasi attendista: «Dobbiamo attendere la pubblicazione del decreto» 

REGGIO EMILIA. Desta preoccupazione l'intenzione governativa di riaprire anche le scuole superiori in presenza al cento per cento da lunedì prossimo. La nostra provincia era fra le poche con le carte in regola per accogliere nelle aule fin dal 7 gennaio il 75% degli studenti. Poi siamo stati agevolati dalla riduzione al 50%. Ora il piano faticosamente predisposto in dicembre dal tavolo provinciale coordinato dal prefetto Iolanda Rolli rischia di saltare se il decreto imporrà il 100%.

Oltre all'Ufficio scolastico provinciale diretto da Paolo Bernardi è chiamata in causa la Provincia, in quanto le competono l'edilizia e gli arredi delle scuole superiori. Le spetta, inoltre, il compito di rapportarsi con il territorio e con i sindacati, che sono formalmente esclusi dalla consultazione diretta. «Dobbiamo attendere – riferisce Ilenia Malavasi, vicepresidente con delega all'Istruzione – la pubblicazione del decreto per aggiornare eventualmente la strategia che avevamo preordinato».

La questione più spinosa è quella dei trasporti, che dovrebbero essere ulteriormente potenziati per evitare sui mezzi pubblici gli assembramenti da cui possono venire molti più contagi che dalla frequenza delle lezioni all'interno degli edifici scolastici.

«Siamo in contatto con la Regione - spiega Cecilia Rossi, direttrice dell'Agenzia della Mobilità – per capire come potremo organizzarci. Eravamo pronti ad assicurare il servizio per il 75% degli studenti, grazie alla fornitura di mezzi aggiuntivi, all’accordo con noleggiatori privati e allo scaglionamento degli ingressi negli istituti, ma con il 100% sarà complicato garantirlo, se la capienza degli autobus rimarrà limitata alla metà dei posti a sedere disponibili. Siamo in attesa di essere convocati dalla Prefettura ma i tempi sono stretti».

Intanto i sindacati danno voce all'inquietudine dei lavoratori della scuola e alzano la guardia nei confronti delle riaperture. «Si è molto diffusa – osserva Monica Leonardi, segretaria provinciale della Cisl-scuola – la variante inglese del virus, che colpisce maggiormente i giovani. Siamo favorevoli alla didattica in presenza, ma deve essere evitato il contagio. A livello nazionale abbiamo chiesto un incontro per stabilire i protocolli che garantiscano l'apertura in sicurezza. Inoltre abbiamo chiesto di essere consultati in ambito provinciale per discutere anche del sovraffollamento degli autobus».

Il problema s'è già posto nelle scorse settimane con la riapertura fino alla prima media e poi fino alle terza: «Nelle scuole dell'infanzia – osserva Monica Leonardi – il pericolo è maggiore perché i bambini non portano la mascherina. Nella nostra provincia fino all'8 aprile risultava vaccinato l'80% del personale scolastico, ma altrove la situazione è peggiore».

«Qui la percentuale – precisa Silvano Saccani della Flc-Cgil – scende al 75% se si comprendono i supplenti, le scuole private e i centri di formazione professionale. Entro l'8 aprile erano stati vaccinati 9.441 addetti su un totale di 12.500, fra docenti e non docenti. Si deve poi chiarire se all'interno delle aule basta il distanziamento di un metro o si deve passare ai due metri suggeriti dagli esperti. Riaprire le scuole in queste condizioni è un azzardo».