Reggio Emilia, ristoratori fra gioia e dubbi: «Con questa riapertura siamo vincolati al meteo»

Bene l’allentamento anticipato delle restrizioni, male l’obbligo di stare all’aperto. Federico Riccò: «Non siamo in California, se inizia a piovere cosa dico ai clienti?»

REGGIO EMILIA. Una gioia a metà. Un provvedimento «che ci fa navigare a vista ancora una volta. Ma d’altronde ormai ci siamo abituati». La decisione di riaprire anticipatamente locali e ristoranti il 26 aprile sia a pranzo che a cena – ma solo all’aperto, e solo se l’andamento dei contagi lo permetterà – lascia l’amaro in bocca fra i “Ristoratori responsabili” reggiani.

Ma, con ottimismo, Federico Riccò vuole partire dagli aspetti positivi. «Abbiamo accolto con grande felicità questo anticipo – commenta il titolare del ristorante “Bottega 39”, fra i fondatori del movimento – sempre se saremo davvero in zona gialla. Noi intanto ci stiamo organizzando per il 26 aprile e i reggiani già da ieri hanno iniziato a chiamare per prenotare. La risposta è enorme e partiremo con un gran ritmo».

Una felicità che tocca anche degli aspetti “sociali”: «È buono che si possa restare aperti anche la sera. Pur se con i limiti del coprifuoco alle 22, sempre meglio che chiudere alle 18, almeno puoi organizzare gli aperitivi e le cene. Anche i dipendenti sono contenti e noi siamo felici di rivederli e riavviare la macchina. La socialità in questo lavoro è fondamentale».

Tutto questo, però, è viziato da un problema di fondo tutt’altro che trascurabile: l’obbligo di far mangiare i clienti all’aperto. «Questa decisione ci crea dei grandissimi dubbi – ammette Riccò –. Non siamo in Texas o in California e nemmeno in Sicilia. Siamo figli del meteo, del vento, del freddo, della pioggia. Ad esempio oggi le previsioni per il 26 e 27 aprile annunciano un temporale, quindi si tiene il locale chiuso e si è risolto il problema. Ma se io ho aperto e alle 20 inizia a piovere cosa faccio? Cosa dico ai clienti che hanno mangiato mezzo antipasto e aperto una bottiglia di vino? Non ti faccio entrare dentro, vai a casa? E delirante tutto ciò».

Anche perché, prosegue il ristoratore, «c’è chi ha tanto spazio all’interno del locale, chi ha la zona invernale con finestre enormi che si possono aprire per far arieggiare come ad esempio nel mio caso. Sono indicazioni che non fanno ben sperare». Soprattutto se si guarda ai conti dello Stato: «Il governo ci ha detto chiaramente che i soldi sono finiti, motivo per cui sono stati costretti ad anticipare la riapertura. Il decreto sostegni che arriverà dovrebbe essere abbastanza corposo ma sarà l’ultimo, le casse sono vuote».
Ma, si chiede Riccò, «se a maggio è brutto tempo e piove tutto il mese cosa facciamo? Per noi sarà una tragedia, siamo in balia di fattori che non possiamo controllare. Senza contare che non tutti hanno uno spazio all’esterno dove poter far sedere i clienti e non è chiaro se, almeno a pranzo, si potrà mangiare nelle sale interne».

Per questo «all’ordine del giorno c’è la discussione con il Comune sull’occupazione del suolo pubblico, per avere più spazio possibile e risolvere alcune questioni su alcune concessioni negate ad alcune attività. L’amministrazione, almeno per questa estate, si dovrebbe esporre un po’ di più verso le attività commerciali e meno per i residenti. Gli equilibri fra chi vuole poca confusione e chi vuole lavorare sono sempre complicati ma i reggiani si mettano una mano sul cuore e portino pazienza per quest’anno, ci aiutino».