«La vela di emergenza non è stata aperta in tempo»

Sant’ilario. Carlo Maestri, il paracadutista morto ieri a Cremona, era solito effettuare lanci al Migliaro di Cremona, con lo Sky Team locale.

Vanna Bazzi, istruttrice dello Sky Team di Cremona, ieri ha cercato di ricostruire con i cronisti le fasi dell’incidente: «Che non si apra il primo paracadute può capitare, ma abbiamo quello di emergenza. Peccato che in questo caso non abbia avuto il tempo di fare il suo lavoro. Non è stato aperto in tempo. La procedura di sgancio è entro i 600 metri da terra, Maestri l’ha attivata a 30, 40 metri. Forse è stato colto da un malore. Ora come ora, possiamo solo fare delle ipotesi». Di Maestri dice: «Era titolare di una licenza aeronautica. Aveva fatto cento lanci. Una persona che, quando era libero, veniva qui e faceva uno o due lanci».


Ieri Maestri, ha spiegato ancora Vanna Bazzi, era salito per «un lancio di allenamento con l’istruttore». «Il lancio in sé è andato bene – ha riferito –. Terminata la caduta libera, i due si sono allontanati, e a quel punto ciascuno si deve dotare del proprio equipaggiamento. Purtroppo non sappiamo cosa sia accaduto. L’unica certezza è che il paracadute di emergenza si è aperto troppo tardi e non ha potuto fare quello che avrebbe fatto a un’altra altezza».

Per Paolo Haim, della scuola di paracadutismo Bfu di Reggio Emilia, cento lanci non sono molti per fare di un paracadutista un esperto.

«Non so da quanto tempo saltasse, certo è che 100 lanci non sono molti – ha affermato ieri –. Sull’incidente posso solo fare supposizioni. Dopo una caduta libera regolare fatta con un istruttore, i due si sono separati per andare ad aprire in sicurezza. Il paracadute principale potrebbe essersi aperto con un malfunzionamento. L’uomo avrà forse tentato di risolvere perdendo di vista la quota». —

M.F.

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