Reggio Emilia, Nicolini: «Riaprire? Decisione difficile, ma così si rischia la quarta ondata»

Nicolini, ex direttore generale Ausl in pensione e volontario vaccinatore, sulla scelta di Draghi: «Non invidio la sua posizione»

REGGIO EMILIA. La riapertura anticipata al 26 aprile? Dal suo punto di vista, quello medico, «è una decisione forse troppo precoce, che rischia di farci ripiombare nella quarta ondata». Ma d’altronde il presidente del Consiglio Mario Draghi «deve mediare fra molte esigenze, non solo quella sanitaria. La sua è una posizione difficile, che non invidio per niente».

Parola di Fausto Nicolini, ex numero uno dell’Ausl di Reggio Emilia ora in pensione, ma ancora attivo come vaccinatore volontario del padiglione delle Fiere di Mancasale. Medico e dirigente, nell’arco della sua carriera – e soprattutto durante la prima brutale ondata della pandemia da Covid – ha dovuto anche lui «prendere decisioni complicate e difficili – ricorda –. Come dissi ai miei collaboratori, a febbraio dello scorso anno ci trovavamo, e in parte ci troviamo tutt’ora, nell’ambito della non conoscenza. Ci dobbiamo muovere e prendere decisioni rapidamente imparando dai nostri errori: nessuno ha esperienza su quello che sta accadendo, nessuno di noi era vivo quando c’è stata la Spagnola, l’ultima vera pandemia».


Una premessa necessaria, prosegue Nicolini, per chiarire il suo punto di vista sulla scelta del governo Draghi di anticipare le riaperture al 26 aprile: «In questo momento coesistono due problematiche, una crisi sanitaria e una crisi sociale ed economica. Muoversi fra questi ambiti e mediare spetta alla sfera politica e istituzionale e chi prende delle decisioni poi se ne deve assumere le responsabilità. Il nostro punto di vista, quello di chi lavora nella sanità, vuole preservare i pazienti, le strutture e gli operatori e una riapertura incondizionata rischia di farci tornare al punto in cui eravamo prima. Rischia di farci ripiombare dentro una quarta ondata».

Tuttavia, prosegue l’ex dirigente Ausl, «chi governa deve guardare all’insieme delle sfere sociali, sanitarie, economiche, deve pensare anche a chi ha perso il lavoro, a chi non riesce a far quadrare il bilancio. Non invidio chi deve prendere certe decisioni e sarei presuntuoso se dicessi che si deve fare in questo modo o in quest’altro. Spero abbiano gli strumenti per sentire tutti i pareri e fare una sintesi tra chi vorrebbe riaprire tutto subito e chi vorrebbe che tutto rimanesse chiuso».

Questo, continua ancora Nicolini, «è il mestiere di chi ha gravi responsabilità. Come Churchill, che arrivò a sacrificare parte del suo esercito per vincere la guerra. Sembra retorica ma è la verità: bisogna capire in modo utilitaristico qual è l’interesse migliore per il maggior numero di persone. I dati attuali non sono confortanti ma alla fine Draghi deve decidere».

Anche perché, conclude infine il medico, «il virologo, l’epidemiologo e lo pneumologo hanno tutti punti di vista diversi. Il primo valuta le varianti, il secondo i numeri e il terzo i pazienti che ha in reparto. Per questo Zangrillo diceva che il virus non esistesse più, vedeva le terapie intensive quasi vuote. La complessità va gestita con l’umiltà di comprendere le ragioni di tutti, portandole infine a sintesi».