Pensione congelata ai medici volontari «È inaccettabile»

Lo prevede una norma che riguarda i pensionati vaccinatori Antonella Messori: «Se è così sono pronta ad andarmene»

Leonardo Grilli

reggio emilia. Pur in pensione, hanno deciso di tornare in servizio per dare una mano alla campagna vaccinale contro il Covid. Sono diverse decine i medici reggiani che da mesi prestano il loro aiuto nei box e nelle strutture adibite alla vaccinazione accanto a ex colleghi e nuove leve.


Fra di loro anche tanti volti storici e figure di primo piano della sanità provinciale: i due ex direttori generali dell’Ausl di Reggio Emilia, Fausto Nicolini e Antonella Messori, gli ex primari dei pronto soccorso di Scandiano e di Guastalla, Pietro Ragni, responsabile del rischio clinico dell’Ausl e in pensione da pochi mesi, o l’ex primario della Rianimazione guastallese.

Uno spirito di sacrificio che ora potrebbe essere fortemente penalizzato da una nuova norma secondo la quale durante lo svolgimento di questa attività di volontariato – che viene retribuita con un compenso orario minimo – non è possibile percepire la pensione.

Un bubbone che rischia di scoppiare tanto che Messori ammette: «Se davvero non dovessi più percepire la pensione, a malincuore dovrò smettere». Ma cosa prevede il testo approvato? Tutto nasce da un emendamento presentato dalla Lega al decreto Covid del 14 gennaio, convertito poi in legge a metà marzo.

Secondo quanto riportato «le aziende sanitarie e socio-sanitarie» hanno il diritto di attribuire incarichi con scadenza «non oltre il 31 dicembre 2022» ai medici e al personale sanitario in pensione, così da poterli reclutare in relazione all’emergenza Covid. Il tutto però deve sottostare a una condizione, che è poi il nocciolo del problema: durante il periodo di servizio «non è erogato il trattamento previdenziale per le mensilità per cui l’incarico è retribuito». Insomma, niente assegno pensionistico.

Una novità di cui si parla già da settimane negli ambienti medici, soprattutto fra i pensionati vaccinatori. «Ne discutiamo molto fra di noi – spiega Messori – ed è una norma che ci preoccupa. L’Ausl e il direttore del servizio del personale di recente hanno fatto un intervento all’interno del percorso formativo per i medici vaccinatori ma al momento non ci sono elementi certi».

Messori, come «altri che hanno un rapporto diretto con l’azienda sanitaria», hanno sottoscritto una collaborazione «sulla base di una norma emanata a suo tempo per l’emergenza e che consentiva il reclutamento dei medici pensionati e il cumulo della retribuzione con la pensione delegato al solo periodo pandemico. Per quanto mi riguarda il mio rapporto di lavoro scade il 30 giugno e se davvero fosse così, se davvero dovessi rinunciare alla mia pensione, con rammarico sarò costretta a non dare più la mia disponibilità».

Anche perché, conclude l’ex dirigente, l’assurdo è che si parla di una retribuzione davvero minima.

«Per quanto mi riguarda – conclude – percepisco 35 euro l’ora. Ma il cumulo con la pensione comporta che il 43 per cento dell’importo se ne vada in tasse, oltre a un altro 10 per cento che viene sottratto per altri contributi. Molti di noi lo avrebbero fatto anche a titolo volontario ma la modalità scelta è stata questa soprattutto per una questione di assicurazione sul lavoro».

Evidentemente una cifra insufficiente per sostituire l’assegno pensionistico: «Mi dispiacerebbe molto dover smettere. La mia scelta e quella di molti altri è stata quella di voler essere di supporto ai cittadini durante questa campagna così importante». —

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