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Gli alluvionati: «Adesso pretendiamo giustizia»

Spaggiari, presidente del comitato di cittadini lentigionesi: «Il rinvio a giudizio non era scontato, ora restiamo uniti»

BRESCELLO. «Confidiamo di avere giustizia e di avere i risarcimenti che ci spettano, perché quelli che abbiamo ottenuto sinora sono solo briciole rispetto a quanto abbiamo passato».

Il giorno dopo il rinvio a giudizio dei tre imputati dell’Aipo – i dirigenti Mirella Vergnani e Massimo Valente, oltre al tecnico Luca Zilli – nell’udienza chiamata a chiarire le responsabilità sui fatti dell’alluvione di Lentigione del 12 dicembre 2017, il presidente del comitato cittadino “Alluvione Lentigione”, Edmondo Spaggiari, sottolinea la soddisfazione in vista del dibattimento.


In questi mesi Spaggiari in carica già dai primi giorni dopo il disastro – in rappresentanza di tanti concittadini che hanno riportato danni ingenti a beni mobili e immobili – ha continuato a seguire in prima persona gli sviluppi processuali e ha sempre aggiornato i lentigionesi sull’evolversi della complessa vicenda.

Anche venerdì, pochi minuti dopo la conclusione dell’udienza in tribunale a Reggio Emilia, ha subito pubblicato un video sul proprio profilo Facebook per mettere tutti a conoscenza del rinvio a giudizio.

«Si tratta di una decisione non scontata – ha detto – giunta all’esito di una discussione lunga e complessa ma che apre oggi lo spazio per un processo nel quale portare avanti le testimonianze e le richieste dei cittadini costituitisi parte civile. Sono molto contento perché, finalmente, è stato dato il via al dibattimento e dunque il processo si farà. Ripeto, non era affatto scontato e sono fiducioso che possano venire riconosciute le nostre ragioni, andando fino in fondo».

«Di sicuro – ha aggiunto il presidente – sarà un procedimento lungo. La prima udienza sarà tra poco meno di un anno, in marzo. Cerchiamo di stare uniti e crederci tutti insieme, vogliamo avere giustizia e vederci riconosciuti i giusti risarcimenti. Il comitato è forte – ha concluso, rivolgendosi ai lentigionesi – e finché mi vorrete sarò al vostro fianco».

In effetti i risarcimenti arrivati sinora – buona parte dei quali giunti grazie ai fondi del dipartimento nazionale di Protezione civile e della Regione, che hanno riconosciuto rimborsi a privati, attività produttive e piccole attività commerciali – non hanno coperto tutti i danni pur avendo consentito alle attività di ripartire e ai cittadini di sistemare i problemi alle case.

Sono rimasti esclusi le pertinenze esterne tipo i cortili e le auto aziendali: se per le auto dei privati hanno provveduto i fondi ad hoc della Regione, sono stati esclusi i mezzi delle attività produttive, fondi che si rivelano essenziali per la ripresa completa dell’attività. La speranza è di avere «giustizia» per quanto accaduto all’alba del 12 dicembre di quattro anni fa, quando l’Enza straripò causando 1.157 sfollati. —

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