«Sono felice che mia figlia abbia sposato la sua compagna»

Appello dell’imprenditore Giorgio Fuschi dopo la storia-shock di Malika «Alla base di tutto ci deve essere l’amore e il rispetto per i propri ragazzi»

Quattro Castella. La storia di Malika, la 22 enne fiorentina cacciata di casa dai genitori perché lesbica, con tanto di violenza fisica ed emotiva, ha commosso l’Italia. Un papà speciale come Giorgio Fuschi, imprenditore di Quattro Castella, nei giorni scorsi è rimasto amareggiato sentendo la storia di Malika, e ha affidato il suo pensiero ai social : «I dibattiti in rete su Malika fanno capire che il Medioevo non è poi tanto lontano. Non commento chi la butta sul piano politico (il papà di Malika è marocchino) producendo voli pindarici sull’Islam e la battaglia dei cristiani. Andatevi a guardare qualche video del senatore Pillon e dei suoi seguaci e ditemi se trovate differenze. Non è politica, non è religione; alla base di tutto c’è l’amore che si prova per un figlio. Amore e rispetto. Perché averli messi al mondo non ne fa qualcosa di nostra proprietà».

«Sono persone con anima, sentimenti, passioni diverse dalle nostre – prosegue – non sono un’emanazione di noi stessi. Se alla base di tutto considerate solo la loro felicità, è semplice. Io non smetterò mai di dire quanto sia felice di vedere mia figlia sposata con la sua compagna di vita, due persone che si completano a vicenda, orgoglioso della naturalezza e forza con cui affronta i pregiudizi quotidiani di alcune persone».


Fuschi, cosa l’ha spinta a intervenire sull’argomento?

«Molti non parlano per paura del giudizio degli altri; io non lo vedo da questo punto di vista. Bisogna parlare benissimo e all’aperto, e così ho deciso di esprimermi sulla storia della ragazza che ha toccato l’Italia intera».

Come è stato l’approccio con sua figlia da quando ha dichiarato di amare un’altra donna?

«Quindici anni fa mia figlia Jessica mi ha raccontato tutto. Ma il nostro rapporto non è mai cambiato. Posso dire che amo lei e, per me, mia figlia viene prima di tutto. Siamo legati e, oltre al rapporto padre-figlia, c’è anche un bellissimo rapporto di amicizia tra noi».

Jessica si è sposata in febbraio a Bagnolo; è cambiato qualcosa dopo quella unione?

«Prima mia figlia viveva in Spagna e ci sentivamo solo per telefono, oggi è ancora più vicina. Adesso la giovane coppia risiede a Bagnolo. Siamo ancora più uniti, ancora più legati. Il loro è un amore unico, dove una completa l’altra. Per me Jessica è un amore di figlia».

Da padre, se dovesse lanciare un appello agli altri genitori, cosa direbbe?

«Direi che il dovere di ogni genitore è quello di vedere felici i propri figli; che i figli sono liberi e non ci appartengono. Bisogna solo amarli e rispettarli. Amarli sempre e rispettarli come persone libere».

Il 24 febbraio scorso a Bagnolo è stata celebrata l’unione civile tra Jessica e Laia, alla presenza del sindaco Gianluca Paoli, che aveva dichiarato: «Mai stato tanto emozionato per questa prima unione civile».

Jessica e Laia sono due giovani donne che hanno coronato il loro sogno d’amore nel Comune di Bagnolo, paese in cui è stato inaugurato il registro delle unioni civili.

Anche Jessica commenta alla Gazzetta la storia di Malika: «Quiéreme menos pero quiéreme mejor. Una bellissima frase in spagnolo che vuol dire amami meno, però amami meglio. Questo è un detto spagnolo che invita le persone a parlare di meno e a fare molto di più. Dietro a qualsiasi storia la famiglia, il bene più prezioso, deve rimanere in piedi accanto ai figli, anche perché ogni genitore deve essere felice con la felicità del proprio figlio. Sono una ragazza fortunata – conclude Jassica – perché ho accanto a me una famiglia meravigliosa. E Laia è la mia nuova famiglia, che mi dà gioia giorno dopo giorno». —

Daniela Aliu

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