Covid, muore Silvano Gualerzi cantante di grandi orchestre

Fu la voce di Tienno Pattacini e altri big del folk e del liscio. Aveva 83 anni Ricoverato in stanza con la moglie. «Ho potuto stargli accanto fino all’ultimo»

Mauro Grasselli

QUATTRO CASTELLA. Se n’è andato accanto alla sua amata Dina a causa del Covid. Entrambi avevano contratto il virus ed erano stati ricoverati nella stessa stanza, all’ospedale Magati di Scandiano. Lei non ha avuto conseguenze gravi a causa del virus; lui non ce l’ha fatta.


Così è morto Silvestro Gualerzi, da tutti conosciuto come Silvano il cantante. Aveva 83 anni. Alle spalle, una lunghissima carriera da artista: cantante, appunto, di gruppi musicali che hanno fatto la storia del folklore emiliano e del ballo liscio, come le orchestre di Tienno Pattacini e del figlio Iller; come l’Orchestra Azzurra di Tamagnini di Parma e la Baldassarri di Bologna. Poi tantissime esibizioni con gruppi di musicisti locali, anche a scopi benefici. La morte è avvenuta nei giorni scorsi, ma solo ora è possibile organizzare il funerale.

«Martedì 20 arriveranno le ceneri dopo la cremazione – dice la moglie Dina, coetanea – e mercoledì 21 alle 9 ci sarà la messa in chiesa a Quattro Castella. Poi proseguiremo per il cimitero. Era ammalato da anni ed era stato chiamato per la vaccinazione, ma abbiamo preso il Covid e ci hanno ricoverati insieme a Scandiano. Io l’ho preso in forma leggera; lui subito non sembrava grave, nonostante il Parkinson, anche perché era un uomo forte: mangiava e dormiva bene, senza dolori. Tre-quattro giorni prima della morte gli infermieri lo hanno fatto cantare, mentre era sul sollevatore. Poi i problemi ai polmoni... Una disgrazia – aggiunge la moglie in lacrime – ma quantomeno ho potuto stare accanto a lui sino alla fine».

Silvano era molto conosciuto e amato, e non solo a Quattro Castella. «Quando si è ammalato di Parkinson – aggiunge la moglie – non ha più voluto uscire. A Natale 2019 diversi orchestrali sono venuti a casa per una festicciola. Non ha mai accettato le proposte di fare una carriera incidendo dischi suoi, nonostante avesse una voce bellissima. “Sto meglio a casa mia”, diceva. Era il suo carattere. Del resto, a scuola cantava dietro la lavagna perché si vergognava».

Commovente la storia di Dina e Silvano. «Abitavo a Reggio e andai con una amica in una balera di Bergonzano. “Com’è bello il cantante”, dissi io. “No, è un brutto che piace”, rispose lei. Andai sotto il palco a chiedergli una canzone, e lui: “Signorina, vorrei ballare con lei, ma sono troppo piccolo”. E io: “No, sono io che ho i tacchi alti”. All’epoca diventai anche Miss Reggio. “Dina, non credevo di arrivare a tanto: ho sposato la donna che sognavo”, diceva. Siamo rimasti assieme 61 anni, con tre figli, l’ultima persa».

Silvano adorava il fratello Fedele, più giovane di 9 anni, morto in un incidente in moto. L’ultimo concerto? «Tre-quattro anni fa, in carrozzina, alla festa della parrocchia». Oltre a Dina, Silvano lascia i figli Gianluca e Alessandro. —

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