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Guastalla, rarissima moneta d’oro venduta a 384mila dollari

Emessa nel 1610 dalla Casata Gonzaga di Guastalla, era nella collezione del magnate Samsung. L’esperto: «Al mondo solo due esemplari» 

GUASTALLA. Una rarissima moneta d’oro rinascimentale della zecca gonzaghesca di Guastalla e un magnate dell’elettronica come Lee Kun-hee che da presidente della Samsung ha lanciato l’azienda sudcoreana nell’olimpo tecnologico internazionale.

All’apparenza, sembrano due mondi lontanissimi. Invece non lo sono per niente, come si è scoperto nella recente vendita all’incanto avvenuta – per la precisione il 27 marzo scorso – negli Stati Uniti.


Per 384mila dollari è stato infatti venduta una “10 doppie” di Guastalla del 1610 (al tempo regnava nel piccolo stato emiliano Ferrante II Gonzaga) che apparteneva proprio alla collezione numismatica del noto imprenditore orientale morto a 78 anni nell’ottobre scorso.

Un uomo di successo – era considerato l’uomo più ricco della Corea del Sud – che collezionava monete antiche e moderne, puntando sull’unicità degli esemplari.

E quel “10 doppie” fa in effetti parte di una emissione talmente eccezionale che se ne conoscono solo due esemplari (vale a dire questo che ora è passato di proprietà e quello conservato al Museo di Vienna).

E, allargando il discorso, stiamo parlando di una serie emessa a Guastalla nel 1610 che raggruppa, oltre al “10 doppie” in oro, anche un “11 doppie” sempre aureo, un “doppio ducatone” in argento e un “ducatone” sempre d’argento. Quattro valori di quell’anno a dir poco rari, visto che, nell’insieme, sono solo cinque gli esemplari identificati con certezza.

«Il mercato numismatico attuale – spiega il collezionista nonché appassionato numismatico Mario Veronesi – ha visto l’ingresso di grandi investitori mondiali che impegnano enormi cifre di denaro per l’acquisto di monete della massima rarità e di conservazione eccezionale. Il mercato numismatico di questo livello è di fatto paragonabile all’attuale mercato dell’arte in cui i compratori tradizionali si trovano a dover competere con nuovi attori che possono essere milionari russi, cinesi, coreani e giapponesi, sceicchi dei Paesi arabi ma anche banche internazionali e fondi di investimento internazionali. Tutta la monetazione dei Gonzaga – rimarca Veronesi – per gli esemplari più rari e meglio conservati, è oggetto di grande attenzione da parte del mercato internazionale ed è oggigiorno difficile che monete di grande valore riescano a trovare la strada di casa, più facile che esemplari “italiani”, se non notificati, prendano la via dell’estero».

Affascinante la storia di questa specifica moneta gonzaghesca guastallese, messa all’asta negli Usa dalla Heritage Auctions con una valutazione iniziale di 75mila dollari che poi è schizzata ad una conclusiva vendita per 384mila dollari.

«La moneta da “10 doppie” di Guastalla fa parte di una emissione di pochissimi esemplari conosciuti, dall’alto valore intrinseco. Tutto ciò fa pensare – evidenzia Veronesi – ad una emissione a scopo di ostentazione, coniate quindi per essere presentate o donate».

E a livello d’ipotesi tutte da investigare, si pensa ad una specifica donazione per l’imperatore (che concedeva il diritto di battere moneta ai Gonzaga di Guastalla) o per altri sovrani dell’epoca, ma anche alla canonizzazione del 21 agosto 1610 del santo di famiglia, cioè Carlo Borromeo, zio dell’allora regnante Ferrante II.

Entrando più nello specifico della rara moneta d’oro (del peso sui 66 grammi e 45 millimetri di diametro) venduta all’asta americana, va subito detto che non si conosce il nome dell’incisore che ha prodotto i conii.

«Ma le similitudini stilistiche con i ritratti di Alessandro Farnese presenti sui ducatoni emessi dalla zecca di Piacenza – analizza l’esperto guastallese – fanno pensare che quei conii siano stati commissionati all’incisore della zecca farnesiana».

Sul dritto è rappresentato il busto corazzato e drappeggiato di Ferrante II Gonzaga, ornato con il collare del Toson d’oro (onorificenza concessa da Filippo III nel 1599, cioè quando il principe di Guastalla venne designato come accompagnatore ufficiale di Margherita d’Austria che andava sposa al nuovo re di Spagna). Mentre nel verso si apprezza il tema dell’Annunciazione, un motivo sempre molto caro ai signori di Guastalla.

«Nel 1569 per volontà di Cesare I Gonzaga – entra nel merito, Veronesi, di questa specificità della moneta – venne edificato a Guastalla l’oratorio dell’Annunciazione, che fu poi completamente riedificato nel 1600. Da quel momento l’Annunciazione divenne uno dei simboli della città e fu largamente utilizzata nella monetazione guastallese, essendo presente nelle emissioni di tre signori del dominio gonzaghesco: Cesare I, Ferrante II e Ferrante III Gonzaga».

Sempre nel verso notiamo la legenda in latino (Ecce ancilla domini fiat michi) che attornia l’immagine dell’Annunciazione. «Fa riferimento al Vangelo secondo Luca 1,38 (“Ecco la serva del signore si compia in me la tua parola) dove la dizione michi – conclude Mario Veronesi – è da considerare una deformazione molto tarda dell’originale latino mihi».

Insomma, una moneta d’oro rarissima e dal notevole valore ora entrata nella collezione di un acquirente (italiano o straniero?) rimasto naturalmente anonimo per motivi di privacy e soprattutto di sicurezza. —

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