Vaccini, mille insegnanti mancano all’appello: «Dovranno aspettare»

Marchesi, direttrice generale Ausl, fa il punto sulla campagna vaccinale: «Arrivano poche dosi e le forniture attese non sempre sono garantite»

REGGIO EMILIA. «I mille insegnanti che mancano all’appello, che si erano prenotati per ricevere la prima dose di AstraZeneca, o non si erano prenotati affatto, dovranno aspettare. Quanto non si sa. A stabilirlo è l’ultimo provvedimento del commissario straordinario Francesco Paolo Figliuolo, che ha deciso di destinare le dosi del vaccino (prima sospeso e poi riabilitato dall’Agenzia italiana del farmaco) agli anziani e alle persone “vulnerabili”, quelle cioè che presentano malattie croniche o quadri clinici particolari.

Nella nostra provincia questa decisione avrà una ricaduta sull’8,6% del personale scolastico, che di fatto resta ora escluso dalla vaccinazione che ha riguardato i colleghi. «La prima dose di AstraZeneca– conferma Cristina Marchesi, direttrice generale dell’Ausl reggiana – è stata somministrata infatti a circa 9.500 persone su un totale di circa 10.400».


Ci sono dosi in più per qualcun altro, quindi?

«No. Noi abbiamo proseguito con la campagna vaccinale, che ora riguarda anche le persone tra i 70 e i 74 anni, quindi le dosi a disposizione sono state proposte a chi aveva già gli appuntamenti».

Qual è la situazione tra le forze dell’ordine, invece?

«In questa categoria la campagna è praticamente terminata: abbiamo vaccinato circa 1.300 persone. Restano in sospeso gli agenti che hanno avuto il Covid, penso ad esempio ai poliziotti dell’istituto penitenziario reggiano, che dovranno aspettare da tre a sei mesi dalla completa guarigione prima di potersi vaccinare».

Quanti reggiani hanno ricevuto il vaccino finora?

«Abbiamo somministrato 82.239 prime dosi e 42.555 seconde dosi (i dati sono aggiornati alle 17 di ieri, ndr)».

Il commissario Figliuolo ha dato la priorità agli anziani e ai pazienti vulnerabili. Questa scelta avrà ripercussioni sulla campagna vaccinale reggiana?

«No perché queste sono le categorie a cui ci stavamo già dedicando».

Facciamo il punto? Quanti ultraottantenni mancano?

«Pochissimi, questa d’altra parte è stata la prima categoria a ricevere i vaccini. Attualmente risultano vaccinati, con almeno una dose, 35.544 persone su un totale di circa 40mila. Questi numeri comprendono anche gli ospiti delle strutture per anziani. Nella fascia d’età compresa tra i 75 e i 79 anni abbiamo vaccinato, invece, 15.259 persone. Tra loro ci sono anche i cosiddetti vulnerabili: 11.862 quelli vaccinati finora».

Quanti sono in tutto?

«Seguendo le indicazioni della Regione, perché l’elenco di queste persone è un elenco regionale, abbiamo inviato più di trentamila inviti alla vaccinazione, tramite messaggino sul telefono. Ci piacerebbe vaccinarli velocemente, anche tutti insieme, ma come ripetiamo sempre il ritmo della campagna vaccinale dipende dalla disponibilità di dosi».

Se parliamo di velocità dobbiamo parlare dei vaccini a domicilio, che richiedono quaranta minuti l’uno contro i quattro minuti in un centro vaccinale come quello delle Fiere.

«Adesso però siamo messi abbastanza bene. Abbiamo vaccinato 3.659 persone su circa quattromila che, anche prima della pandemia, erano seguite dal servizio di Assistenza domiciliare programmata (detto Adp) dell’Ausl. A queste si sono aggiunte circa duemila persone che hanno fatto richiesta del vaccino a domicilio chiamando il numero che abbiamo messo a disposizione o tramite il proprio medico di famiglia. Dobbiamo sottolineare che i nostri appelli sono stati ascoltati e circa 500 persone hanno revocato la richiesta di vaccinazione a domicilio decidendo di andare nei centri vaccinali».

Ci sono state rinunce?

«Circa seicento ultraottantenni che avevamo contattato chiedendo di anticipare l’appuntamento vaccinale a prima del 10 aprile hanno rifiutato di cambiare data, e quindi verranno vaccinati dopo la metà del mese. Lo stesso è successo con circa 150 persone della fascia d’età compresa tra i 75 e i 79 anni».

L’anno scorso, di questi tempi, parlavamo praticamente solo di tamponi. La decisione di sottoporre al tampone i positivi e i contatti di positivo anche al termine del periodo di isolamento vi ha messi in difficoltà?

«No adesso riusciamo a gestire tutte le richieste, sia quelle per diagnosi che quelle al termine degli isolamenti. Parlano i numeri: l’anno scorso, in questo periodo, riuscivamo a dare esito a 500-600 tamponi al giorno, mentre oggi arriviamo agevolmente a 2.500».

Torniamo ai vaccini. Quanta disponibilità abbiamo? Ci sono consegne in arrivo?

«Nel fine settimana dovrebbero arrivare 1.500 dosi di Johnson & Johnson. Oggi aspettiamo otto vassoi di Pfizer (equivalenti a circa 9.400 dosi), che principalmente saranno riservati alle persone che hanno ricevuto la prima dose le scorse settimane. Moderna dovrebbe arrivare il 20 aprile: trenta scatole, circa tremila dosi. E 1.500 dosi di AstraZeneca dovrebbero arrivare alla fine della settimana. Non sono quantitativi che possano cambiare la storia della vaccinazione e poi sappiamo che le forniture possono cambiare da un momento all’altro. Andiamo avanti un passo alla volta e vaccineremo tutti». Poco dopo la fine della telefonata, tuttavia, si è appreso che la fornitura di Johnson & Johnson in Europa subirà ritardi dopo i sei casi di trombosi che si sono verificati negli Stati Uniti. —

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