Tenuto fuori alla Morfologica «I papà hanno diritto di esserci»

Il reclamo di un uomo dopo l’esame alla moglie all’ospedale Franchini Il direttore del Materno Infantile: «Ci siamo sempre battuti per il loro ruolo»

MONTECCHIO. «Trovo vergognoso, nel contesto storico-culturale odierno, dover ancora assistere ad atti discriminatori di genere e dover rivendicare una parità di diritti per un padre, ancora considerato in senso marginale nella genitorialità».

È duro il reclamo di Alan Bulgarelli di Correggio nei confronti dell’Ausl. Nei giorni scorsi Bulgarelli si è recato con la moglie all’ospedale di Montecchio: la coppia è in dolce attesa ed era in programma l’ecografia morfologica. Ma il papà è stato tenuto fuori durante l’esecuzione dell’esame.


Uno stop giustificato dalla dottoressa come dovuto alle restrizioni anti-Covid, inizialmente accettato di buon grado dall’uomo. «Ma quando ho visto che nell’ambulatorio accanto un padre entrava per un mero consulto ostetrico, non mi è sembrato giusto. Ho bussato per chiedere di entrare ed è iniziata una discussione» spiega.

Il direttore del Dipartimento Materno Infantile dell’Ausl di Reggio Emilia, Giancarlo Gargano, interpellato dalla Gazzetta sull’episodio accaduto, spiega: «C’è stato un malinteso e ci scusiamo. Il papà non è certamente solo un accompagnatore: non a caso da sempre nei nostri ospedali sono presenti in sala parto e coinvolti in ogni fase della nascita».

Ma quello che è successo il 9 aprile alla coppia di Correggio – dirottata sull’ospedale di Montecchio per l’accertamento obbligatorio entro il quinto mese di gestazione, perché prima non c’era posto altrove – per loro è stato solo spiacevole. «Entrambi avevamo la mascherina e io nello specifico, in quanto sanitario, ho anche già fatto la vaccinazione, e l’ho detto alla dottoressa – afferma Bulgarelli –. Di fronte alle mie rimostranze, alla fine mi ha fatto assistere, ma mi ha fatto stare in fondo alla stanza; non ho visto praticamente niente a monitor, e lei non ha detto assolutamente nulla durante l’esame: si sentiva solo il click degli scatti che stava facendo, neanche di che sesso è. Ci ha liquidati con un “tutto bene”. Tanto che a questo punto abbiamo deciso di fare un’altra morfologica, ma a pagamento». L’uomo ha scritto un formale reclamo indirizzato all’Ausl in cui fa notare: «Mi permetto di considerare un simile episodio come una disparità di genere e di trattamento madre-padre. Ritengo di non essermi recato presso la struttura in qualità di semplice “accompagnatore”, ma di fruitore di servizio in quanto “padre”, avente perciò lo stesso diritto di mia moglie ad assistere in prima persona all’ecografia di mio figlio. Soprattutto in ragione dell’importanza che l’ecografia morfologica riveste tra gli esami di screening effettuati durante l’intero periodo gravidico».

Giancarlo Gargano chiarisce che non sono in vigore protocolli, all’Ausl reggiana, di divieto di accesso dei padri.

«Solo in un momento clou della pandemia non avevano potuto partecipare» dichiara.

Ma non in questo frangente. «Come Dipartimento, a livello di azienda Ausl, è disposto che il padre venga fatto stare dentro anche durante gli esami. È chiaro che, dove esiste un problema di spazi ristretti, si chiede in qualche modo collaborazione. Nelle prime fasi dell’esame al padre si può chiedere di restare fuori, poi comunque lo si fa entrare per far vedere il bambino e dare comunicazione dell’esame per come si è svolto».

Sul caso specifico, rispetto a quanto raccontato dall’uomo, il direttore del dipartimento spiega che non ha mai ricevuto reclami sulla dottoressa protagonista di questo episodio.

«Evidentemente si è creato un malinteso, poi il padre ha protestato vivamente. A quel punto si è creata una rigidità che ha impedito che le cose andassero per il verso giusto» ammette. Ma ribadisce la posizione dell’Ausl rispetto al ruolo dei padri nell’evento nascita: «I papà hanno diritto di essere protagonisti, ci siamo sempre battuti per questo». —

Elisa Pederzoli

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