Fra gli oltre cento testimoni i parenti di Bellini

Ci sono alcuni familiari della Primula Nera, Paolo Bellini. C’è l’ex Nar, Massimo Carminati, condannato il 9 marzo scorso a 10 anni nell’Appello Bis del processo Mondo di Mezzo, detto il “cecato” della Banda della Magliana, legato da amicizia con Valerio Fioravanti. E chiamato da accusa e parti civili per far luce sui covi di via Gradoli. E ancora: c’è l’ex generale del Ros, Mario Mori, coinvolto con Bellini nella vicenda della presunta trattativa parallela Stato-Mafia sulle opere d’arte. E poi: c’è il leader di Forza Nuova, Roberto Fiore. E ci sono anche esponenti delle Br, sempre per far luce su via Gradoli. E infine: l’ex Nar, Gilberto Cavallini, condannato in primo grado nel gennaio 2020 all’ergastolo per la strage. Sono oltre 150 secondo quanto riporta il Corriere di Bologna i testimoni chiamati dalla Procura Generale, dalle difese degli imputati e dal collegio di parte civile per il processo mandanti sulla strage del 2 agosto 1980, al via venerdì in tribunale a Bologna. Principale imputato è la Primula Nera reggiana ed ex Avanguardia Nazionale, Paolo Bellini, accusato di aver partecipato all’attentato per il quale era stato prosciolto nel 1992 sulla base di un alibi rimesso in discussione con le nuove indagini, su cui già all’epoca venivano espressi «un residuo risvolto di fragilità» e «l’esistenza di un margine di dubbio», quest’ultimo considerato «superato e ininfluente». Bellini, che si è sempre proclamato estraneo all’attentato, è difeso dall’avvocato Manfredo Fiormonti. Nel 1980 viveva da latitante con la falsa identità brasiliana (ma con documenti veri) di Roberto Da Silva. E ha sempre sostenuto di trovarsi il 2 agosto al Passo del Tonale insieme alla famiglia, dopo essere partito da Rimini. Per gli inquirenti, invece, la Primula Nera sarebbe il quinto uomo esecutore, ovvero colui che di fatto portò la bomba. Un’ipotesi investigativa sulla quale, il 12 novembre 2019, venne ascoltata anche l’ex moglie della Primula Nera, che ha riconosciuto Bellini nel volto ritratto nel fotogramma estrapolato dal super8 girato in stazione dal turista tedesco Harold Polzer, la mattina del 2 agosto, una delle principali prove su cui si basa l’accusa, cambiando la versione resa agli inquirenti durante l’inchiesta degli anni ’80, quando invece aveva confermato l’alibi del marito. «Purtroppo è lui», ha riferito a novembre 2019 davanti all’avvocato generale Alberto Candi e ai sostituti Nicola Proto e Umberto Palma, vedendo il video e concentrandosi anche sul dettaglio della catenina al collo. E ancora: «Se si trovava a Bologna devo dire che ci ha usati come alibi. Intendo me, e i miei familiari che sono stati interrogati». Proprio alcuni familiari di Bellini sono stati citati come testimoni sia dall’accusa che dalla difesa della Primula Nera. Altri teste sono l’ex magistrato Gherardo Colombo, che nel corso delle inchieste con il collega Giuliano Turone scoprì a Castiglion Fibocchi gli elenchi degli iscritti alla P2, e Carlo Calvi, il figlio di Roberto Calvi, il banchiere del Banco Ambrosiano ucciso a Londra nel giugno 1982. —

E.Spa.


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