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Vaccinate, ma si ammalano di Covid. Tre infermiere gravi, una in ospedale

L’immunologo Andrea Cossarizza: «Il vaccino ha un’efficienza del 90-95%, qualcuno non risponde. È uno scenario normale»

REGGIO EMILIA. Hanno ricevuto le due dosi di vaccino Pfizer, eppure si sono ammalate di Covid. Una è ricoverata in ospedale, le altre due sono a casa, ma con sintomi importanti.

Stiamo parlando di tre infermiere. E nello specifico di tre infermiere che, dall’inizio della pandemia, sono sempre state in prima linea nella lotta al virus. Una di loro, infatti, lavora all’ospedale Santa Maria Nuova, le altre due sono di servizio in carcere (dove formano una équipe con una terza infermiera e un medico), teatro di un focolaio che ha raggiunto numeri spaventosi.


«Non conoscendo il quadro clinico delle pazienti non è naturalmente possibile entrare nello specifico», precisa subito il professor Andrea Cossarizza, immunologo di Unimore che abbiamo contattato per avere spiegazioni sulla vicenda. Se è vero che gli infermieri, insieme ai medici, sono la categoria più esposta al virus, e dunque la più a rischio, è altrettanto vero che tutte e tre le infermiere erano state vaccinate. «I vaccini – spiega il professor Cossarizza – hanno un’efficienza molto alta, in questo caso di oltre il 90-95 per cento, ma questo significa che esiste una piccola percentuale di persone che dopo la vaccinazione non produce una risposta immunitaria efficace».

Le varianti non c’entrano?

«Potrebbero essere responsabili, e dovremmo cercare di capire se queste infermiere sono entrate in contatto con una variante, ad esempio la brasiliana, che è coperta poco dal vaccino. Ma anche qui il discorso è complesso: non è detto che un vaccino possa coprire ogni persona dalle varianti che circolano oggi».

La notizia non è piacevole. Dispiace per le condizioni di salute delle infermiere, ma spaventa anche sapere che il vaccino non dà la certezza assoluta di essere “al riparo”.

«Giusto, la certezza assoluta, cioè il 100% di protezione, non esiste. È proprio questo il motivo per cui continuiamo a ripetere che, anche dopo essere stati vaccinati, si debba continuare a usare la mascherina e a rispettare le regole che ormai dovremmo avere imparato bene: distanziamento e igienizzazione. Innanzi tutto il vaccino non impedisce di essere contagiati, e quindi a propria volta contagiare qualcun altro, ma poi c’è quel 5 per cento che non viene coperto dal vaccino e dunque può anche sviluppare la malattia».

Capita solo con i vaccini anti-Covid?

«No, succede normalmente con qualunque vaccino. C’è qualcuno che non risponde a questa vaccinazione, qualcun altro che non risponde a un’altra. L’immunità di gregge, il cui raggiungimento è fondamentale, serve appunto a proteggere tutti. Mi permette di sottolineare un aspetto che mi preoccupa un po’?».

Prego.

«Ci sono persone che in questi giorni si assembrano per protestare contro i vari decreti, senza mascherine o distanziamento. Per quanto manifestare in piazza sia ovviamente un diritto, non bisogna lasciarsi andare a pericolose reazioni istintive. La via per uscire da questo tunnel è rappresentata non solo dai vaccini, ma anche dal rispetto delle regole, che permettono di contenere il virus ed evitare l’insorgenza di pericolose varianti». —

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