Covid, il grido d’allarme degli stagionali: «Senza lavoro e senza tutele»

Il mondo agricolo ha protestato ieri davanti alla prefettura di Reggio Emilia: «Non abbiamo lavoro né sussidi, lo Stato ci ha dimenticato»

REGGIO EMILIA. C’è chi lavora i campi, chi raccoglie frutta e chi verdura, chi si occupa di fiori e serre e chi delle uve per il Lambrusco che finisce nei nostri bicchieri.

Molti di loro hanno perso il lavoro a causa della crisi generata dalla pandemia e, ogni mese, lottano per portare il cibo in tavola alle loro famiglie. Altri temono di fare presto la stessa fine e di restare, come i loro colleghi, senza stipendio e senza tutele. Sono i lavoratori stagionali agricoli reggiani che, ieri mattina, si sono ritrovati davanti a Palazzo Allende di corso Garibaldi per portar le loro istanze al prefetto, affinché interceda per loro a Roma.


Una trentina di lavoratori e sindacalisti fra cui Vincenzo Bilardo: «Io lavoro all’Agricola Tre Valli di Correggio – racconta –. Il problema è che la nostra categoria è inquadrata in una legge che non prevede ammortizzatori sociali quando un’azienda chiude o accompagna le persone in pensione, a differenza di altri lavoratori che possono accedere ad esempio alla Naspi (l’indennità mensile di disoccupazione, ndr). Noi invece non ne abbiamo diritto, pur essendo riconosciuta in tutti gli altri settori: quando hanno scritto la legge si sono dimenticati di noi, come se fossimo dei lavoratori di serie B».

Anche se, di fatto, dal sudore degli stagionali dipendono gran parte dei campi, degli allevamenti e delle eccellenze enogastronomiche reggiane e italiane.

«Chiediamo di avere un ammortizzatore sociale – conclude Bilardo – o la Naspi che ci copra la disoccupazione».

Naspi che farebbe comodo, ad esempio, a Rachid Limem. Quattro figli, da moltissimi anni in Italia, a gennaio ha perso il lavoro: «Ho sempre lavorato nella mia vita. Raccoglievo verdura e frutta, piantavo, facevo di tutto. Poi a gennaio sono stato licenziato e ora sono a casa disoccupato e non prendo assegni familiari, bonus o ammortizzatori. Come si può vivere in questo modo?».

A chiarire meglio le condizioni dei lavoratori è Giovanni Velotti, segretario provinciale Flai Cgil, il sindacato dei lavoratori del settore agroindustria: «Nel Reggiano, a causa della pandemia, non sono stati rinnovati i contratti di molti stagionali. Da gennaio sono senza lavoro, senza sostegni e senza bonus. Sono senza coperture e non possono richiedere nemmeno il Rem (reddito di emergenza, ndr) perché lo può percepire chi è decaduto dalla Naspi. Ma in agricoltura la Naspi non esiste».

Occorre, prosegue il sindacalista, «intervenire una volte per tutte sui lavoratori inquadrati nella legge 240», quella che ad esempio riguarda anche le cooperative agricole. «Lanciamo un appello anche alle organizzazioni datoriali agricole, che rinnovino i contratti scaduti da oltre un anno e mezzo a questi lavoratori. Si tratta di persone fondamentali in provincia di Reggio Emilia per il comparto del Parmigiano Reggiano, del Lambrusco, della suinicoltura. Il governo invece, da parte sua, in sede di conversione del decreto sostegni ripristini i bonus e dia l’accredito delle giornate lavorative del 2019 utili per presentare la domanda di indennità di disoccupazione agricola». —

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