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«Se si può andare a Formentera qui al “Civico 18” faccio sedere tutti»

La protesta di Giuseppe La Spisa della pizzeria di Rubiera «Siamo stanchi. In questo modo i locali stanno fallendo» 



RUBIERA. «È il momento di reagire. Ci siamo rotti le p***». Fa discutere il video pubblicato sulla pagina Facebook da Giuseppe La Spisa – 41enne siciliano d’origine ma rubierese da sempre – titolare della pizzeria “Civico 18”, in via Matteotti a Rubiera. In meno di tre minuti di girato all’interno del suo locale, annuncia: «Io sono aperto». Una protesta, la sua, che arriva nel giorno in cui a Roma un nutrito numero di imprenditori della ristorazione giunti da tutta Italia, martedì, si sono dati appuntamento davanti a Montecitorio e hanno inscenato una protesta contro le chiusure, finita in scontri e polemiche.


Anche lei è andato a Roma martedì?

«No, ma quella manifestazione la comprendo: la gente “è arrivata”. Quando manca il pane, si diventa cattivi. Fino a quando riesci a pagare i debiti, vai avanti, e a volte fai debiti per pagare i debiti... Ma quando non riesci più a dar da mangiare ai tuoi figli, a volte scatta la cattiveria. Non è il mio caso, ma la situazione è davvero difficile».

Perché ha deciso di pubblicare quel video?

«Credo di parlare anche per quelli che adesso stanno zitti, mentre dico che così rischiamo di chiudere tutti. Solo che io, adesso, ci metto la faccia».

Ha detto che il suo locale è aperto a pranzo e a cena nonostante la zona rossa. I tavoli in effetti sono apparecchiati.

«Significa che, chi vuole, si può sedere e mangiare qui. Non sarò certo io a dirgli di andarsene. Anche se hanno paura di essere sanzionati e non lo fanno. Ma chi passa di qui è gente che lavora, che prende l’asporto e poi va a mangiare dove capita. Vorrei dire che non siamo a Milano, siamo a Rubiera: non si fanno assembramenti. Credo che nessuno ci possa dire che non possiamo lavorare».



Questa situazione va avanti da mesi. Adesso cosa è cambiato?

«Siamo stati zitti, ci siamo adeguati. Ma io sono uno che le cose le dice in faccia. E se stiamo zitti comunque muoriamo lo stesso piano piano. E quando ti alzi la mattina e vedi al telegiornale la gente che è andata in vacanza a Formentera e fa gli aperitivi, capisci che ci sono delle ingiustizie. Per carità, fino a tre anni fa ci andavo anche io a Formentera. Ma perché ora qui uno rischia di essere multato se va a trovare la fidanzata o la nonna a Modena e, invece, può andare in aeroporto e andare in vacanza all’estero? È la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Ci sono delle ingiustizie. Inoltre, vedo le mense piene. Da qui alla mensa ci saranno almeno sette locali storici di Rubiera che sono chiusi, stanno fallendo. Perché lì si può mangiare e qui no?».

Come è cambiato il suo lavoro in questo ultimo anno?

«Avevo otto dipendenti. Ho dovuto lasciare scadere i contratti a tutti e non ho potuto rinnovarli. Tra dipendenti e fornitori, questo è un locale che dà da mangiare a cinquanta persone. E di soldi non ce ne danno!».

Non ha avuto ristori?

«Mi hanno dato solo 600 euro, l’anno scorso. Ma io voglio solo lavorare, bisogna riaprire subito. Ormai da un anno e due mesi siamo chiusi senza aiuti. Siamo stanchi di essere presi in giro».

Qual è stata la reazione al suo video?

«Intanto sono già venuti i vigili a controllare. Su Facebook mi hanno scritto 400 messaggi, tutti mi hanno sostenuto. Solo una persona mi ha accusato di non voler rispettare le regole. Ma i lavoratori dipendenti si alzano la mattina e vanno a lavorare, non hanno pensieri. E se vengono lasciati a casa, hanno la cassa integrazione. Forse il solo problema che hanno è che non possono andare in vacanza. Qui, invece, ti alzi la mattina e non puoi fare niente, arriva la sera e non puoi fare niente. E intanto fai la fame. E io – conclude La Spisa – sono un ragazzo padre con un figlio da mantenere». —

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