I club sportivi nel mirino di ladruncoli e vandali: «Ci rubano anche le lampadine a led»

Il disordine lasciato dai ladri nella sede della Virtus Libertas, a Pieve

Reggio Emilia, l’appello dopo i furti e i danneggiamenti: «Ancora una volta ci troviamo a fare i conti con un sistema che non ci tutela»

REGGIO EMILIA. Se siano appassionati di calcio e quale squadra tifino non è dato saperlo, anche perché il loro volto è ancora sconosciuto. Di certo, le loro gesta meritano una condanna univoca. La razzia avvenuta nel week-end pasquale al campo di Pieve Modolena, gestito dalla società Virtus Libertas, è solo l’ultimo episodio di una serie di manomissioni agli impianti sportivi da parte di ladri e vandali. Una problematica ancora non risolta, che da un lato lascia grande amarezza e dall’altra pone degli interrogativi cui l’amministrazione comunale dovrà gioco forza prendere in considerazione.

Il disordine lasciato dai ladri nella sede della Virtus Libertas, a Pieve


«Non avete avuto alcuna remora nel privarci di materiale che costituisce per noi una risorsa preziosa – si legge dalla pagina Facebook della società rosso biancoblù –. Quello che ci avete sottratto ci permette di far giocare i tanti ragazzi e bambini dei nostri quartieri (Pieve, Roncocesi, Cella, Cadè, Gaida) tenendoli lontani da gente come voi, insegnando dei valori che avete perso».

In effetti, dai magazzini sono stati rubati palloni, giacconi invernali, palloni, fari led, tute: in pratica, tutto quello che viene messo a disposizione degli iscritti all’inizio di ogni stagione, per cercare di offrire loro e alle rispettive famiglie il servizio migliore. Inevitabile la delusione dei dirigenti, non solo per il danno economico e morale provocato; la Libertas ormai da anni chiede infatti interventi concreti al Comune in un’area, quella a ovest della città, a loro giudizio abbandonata e non tenuta in considerazione in termini di investimenti.

«Alle istituzioni diciamo che ancora una volta ci troviamo a ricominciare da capo, a fare i conti con un sistema che non ci tutela, anzi ci ha abbandonati. Speriamo – continua lo sfogo social – che quello che è accaduto alla Virtus Libertas vi aiuti a capire quanto sia fondamentale la presenza di realtà come la nostra su un territorio difficile, come quello della zona ovest di Reggio Emilia».

E ancora: «Crediamo che questo ennesimo episodio antisociale debba convincervi della necessità di intervenire e realizzare progetti di riqualificazione dell’area creando strutture di aggregazione sociale valide e sicure».

Da quanto trapela, diversi club cittadini avrebbero già manifestato piena solidarietà al presidente Luciano Sessa e ai suoi collaboratori, non solo a parole. Anche perché il problema sembra ormai esteso a tutta la città, considerato che una settimana fa delinquenti hanno fatto “visita” al campo della Reggio United, e non certo per tirare due calci verso la porta: «A noi hanno rubato il compressore e le sedie di plastica riservate ai genitori che assistono alle partite – scrive in risposta al post precedente Paolo Ferri, vicepresidente e anima della società di via Don Luigi Sturzo – danni alle strutture, taglio delle reti, sassi nel sintetico». Poi, sollecitato dalla Gazzetta, espone le problematiche: «Secondo me è gente che ci tiene d’occhio, siamo al sempre al campo e sapevano dove mettere mano. Qualche settimana fa ci hanno anche picchettato i muri degli spogliatoi con un martello». Atti vandalici, che si uniscono alle razzie e costringono ad esborsi economici non indifferenti.

Ne sanno qualcosa a Fogliano, dove l’anno scorso è stato rubato il trattorino necessario alla sistemazione del campo: «C’è tanta indignazione – precisa Angelo Marmiroli, amministratore della realtà parrocchiale – le società sportive vivono di volontariato e per rimediare a danni simili servono sforzi non indifferenti. Lo scorso maggio è sparito il trattorino al campo della parrocchia, ma è stata una scelta ben precisa perché hanno lasciato intatte tutte le altre cose. Mi auguro che sia gente che ne abbia bisogno, perché divertirsi a danneggiare persone che si danno da fare per il benessere dei giovani significa essere stupidi; fortunatamente, grazie ad un crowdfunding, la gente del paese è venuta in nostro soccorso. Diamo la nostra piena solidarietà alle società colpite». Probabilmente i “furbetti” in questione non leggeranno il giornale, ma l’invito simbolico che rivolgiamo loro è quello di restituire quanto portato via; per una questione economica, certo, ma soprattutto per principio: rubare ai bambini porterà in loro indubbie difficoltà a breve termine, ma non farà certo svanire i loro sogni. —

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