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I campi da calcio cercano gestori ma spunta una selva di abusi da sanare

Pubblicato il bando per i dodici impianti sportivi di Reggio Emilia. Nella gara la Fondazione per lo Sport tira in ballo il Comune

REGGIO EMILIA. «L’attuale blocco di prefabbricati in lamiera adibiti a magazzini e deposito materiale sportivo, ufficio e infermeria e la tribuna metallica a gradoni con sedute sono state abusivamente installate e verranno rimosse prima dell’inizio dell’affidamento».

Quello descritto per il campo da calcio di San Prospero in via Allende è solo uno dei tanti ostacoli contenuti nel grande bando di gara con il quale la Fondazione dello Sport sta per assegnare 12 impianti sportivi reggiani suddivisi in 11 lotti.

Una gara che terminerà a metà maggio e che riguarda sostanzialmente dei campi da calcio e le loro pertinenze, alcune delle quali però gravate da mancati accatastamenti o mancate risposte di chiarimenti da parte del Comune di Reggio, proprietario degli impianti e dalle quali la Fondazione dello Sport – a sua volta emanazione del Comune – sembra scaricare ogni eventuale responsabilità nelle gare che valgono circa 2,5 milioni di euro, con cui assegnerà alle società sportive la gestione dei campi. Appalti considerati uno snodo importante per lo sport reggiano, che ai livelli minori ad oggi è ancora fermo a causa del Covid e che non gode certo di gran salute viste le riduzione delle attività così come delle sponsorship.


Anche per questo la Fondazione dello Sport ha messo in piedi un piano che il suo massimo dirigente, Domenico Savino, definisce «con basi d’asta più alte rispetto al passato, rivalutate per tenere in considerazione non solo l’effetto del Covid ma quello degli ultimi anni».

Insomma, gare più generose per i futuri gestori, ma sulle quali gravano dei problemi da risolvere. Come nell’impianto di Cella: «Il prefabbricato in muratura adibito a sede sociale e realizzato prima del 2008 sotto la responsabilità del Comune di Reggio Emilia, non risulta autorizzato e se ne è data comunicazione ai competenti Servizi comunali – viene riportato nel bando – Non essendosi ottenuta dal Comune risposta alcuna in merito alla possibilità di una autorizzazione in sanatoria, né avendo esso provveduto a rimuoverlo, né a perseguire eventuali responsabili, l’uso di tale prefabbricato resta inibito».

Parliamo in pratica della Club house, cioè della sede della segreteria e del magazzino, utilizzato finora dalla Virtus Libertas, tra le maggiori società del calcio reggiano, attive nel quadrante ovest della città. La Fondazione mette in chiaro di aver avvisato il proprietario, cioè il Comune, ma non avendo ricevuto risposta mette i sigilli dalla segreteria.

Certo in questi mesi sono anche molti i lavori di adeguamento compiuti sfruttando anche la pausa imposta dal Covid, salvo qualche problema di comunicazione col Comune sul quale la Fondazione pigia il tasto. Si tratta infatti di impianti e pertinenze spesso molto datati e che necessiterebbero di ulteriori investimenti.

Un’altra chiosa la Fondazione la fa poi sulla tribuna della pista via Zandonai: «Non è accessibile al pubblico, non avendo provveduto il Comune alle necessarie verifiche e pertanto in mancanza anche della verifica di agibilità (...) la presenza di pubblico è inibita».

Dito puntato anche sul campo del Parco Noce Nero: «Il prefabbricato metallico presente nell’impianto è stato installato prima del 2008, sotto la responsabilità del Comune di Reggio Emilia. Non essendosi ottenuta dal Comune risposta alcuna in merito alla legittimità del suo insediamento, né avendo esso provveduto a rimuoverlo, si ipotizza fino a nuova comunicazione che tale manufatto sia stato da parte del Comune regolarmente insediato. Si avvisa che esso potrebbe in ogni momento essere rimosso dal Comune medesimo». Rilievo riportato anche per il campo di calcio di via Puccini. —

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