Ema, nessuno stop ad AstraZeneca. Euro Grassi: «Ma i medici di famiglia usino prudenza»

Il segretario della Fimmg di Reggio Emilia: «Su certi pazienti può essere dannoso». L’Agenzia europea: «Si aggiorni il bugiardino»

REGGIO EMILIA. Da un lato l’Ema, l’Agenzia europea per i medicinali, che spiega come non esistano evidenze scientifiche per limitare l’utilizzo del vaccino AstraZeneca in base al sesso o per determinate fasce di età. Dall’altro Euro Grassi, il segretario della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg) di Reggio Emilia, che ha invitato i colleghi a usare molta prudenza nel somministrare quel farmaco ad alcuni pazienti. E che, senza mezzi termini, dice chiaramente: «Se fossi ancora in attività, ad alcune persone io non lo avrei mai iniettato».

Le preoccupazioni


A destare allarme in tutta Europa il verificarsi di qualche caso di coagulo del sangue – al 4 aprile erano 222 episodi su 34 milioni di persone vaccinate – a seguito dell’inoculazione di AstraZeneca.

Tanto che, ben prima del pronunciamento dell’Ema, diversi paesi comunitari avevano già deciso di sospendere il vaccino totalmente o solo per certe categorie di cittadini. Da qui l’ipotesi, in campo fino alla conferenza stampa di ieri pomeriggio, che l’Agenzia europea disponesse uno stop alla somministrazione del vaccino per gli under 60 o per le donne sotto i 55 anni, due delle categorie considerate più “a rischio”. Un’eventualità che avrebbe messo in ginocchio l’intera campagna nazionale italiana che, attualmente, sta vaccinando con AstraZeneca insegnanti, forze dell’ordine e altre categorie professionali di vitale importanza.

Il problema si sarebbe verificato soprattutto per i richiami: cosa fare e come comportarsi con chi ha già ricevuto la prima dose, ma non può più avere la seconda? Una domanda a cui, per adesso, non è necessario rispondere.

«Nessuno stop»

La direttrice esecutiva dell’Ema, Emer Cooke, nel corso di una conferenza stampa che ha richiesto una buona dose di traduzione dal “burocratese” per essere compresa ha chiarito come «i dati al momento non ci hanno permesso di istituire un nesso di causa ed effetto» per «gruppi di fasce di età o genere uomo-donna» fra la somministrazione del vaccino di AstraZeneca contro il Covid e casi di trombosi rara.

Questo vuol dire che, secondo le analisi europee, quel farmaco non ha effetti collaterali? Ovviamente no. Tanto che Sabine Straus, la presidente della commissione di valutazione del rischio dell’Ema, a margine della conferenza stampa ha dovuto chiarire: «Talvolta il nostro linguaggio appare più complicato di quanto dovrebbe essere. Ciò che abbiamo appreso dalla dettagliata valutazione dei casi è che c’è un forte legame tra il vaccino di AstraZeneca e gli eventi collaterali» rari e per questo motivo c’è una «probabile causalità tra gli eventi e la somministrazione del vaccino».

Il sindacato reggiano

Per questo, ha quindi deciso l’Ema, il bugiardino del vaccino AstraZeneca sarà aggiornato per includere i rari effetti collaterali del farmaco, con avvisi a prestare attenzione alla comparsa di sintomi iniziali come mal di testa persistente, vista appannata, ematoma nel luogo dell’iniezione. E, in caso, recarsi subito dal medico.

Ma, proprio sulle limitazioni ad AstraZeneca, la Federazione dei medici di medicina generale di Reggio ha un’opinione piuttosto diversa dall’Ema.

«Ripeto quello che ho già detto un mese fa ai medici – sottolinea Grassi – ovvero di usare prudenza. Che sia efficace nessuno ne dubita ma si è visto che in certe categorie di persone può essere dannoso. Islanda, Svezia e Finlandia hanno sospeso la vaccinazione per gli under 60, la Germania idem, gli Stati Uniti per adesso fanno senza, il Canada lo stesso, il Congo lo ha rifiutato. Se fossi un medico ancora in attività e avessi dovuto vaccinare con AstraZeneca una donna che fuma e prende contraccettivi sotto i 55 anni, una persona che ha avuto trombosi e coagulazioni del sangue o un arteriopatico avrei detto “aspetta un attivo, io ti faccio il vaccino successivo”».

La cosa fondamentale, prosegue Grassi, «è non minimizzare e sancire in modo granitico che sia sicuro. In medicina non c’è niente di sicuro e nessun farmaco lo è in se stesso, vanno adattati alla singola persona e alla situazione». Quello che servirebbe davvero, conclude il sindacalista Fimmg, «è avere molte più dosi di Johnson & Johnson, Sputnik, Pfizer o Moderna per le persone fragili e gli over 70. E soprattutto agevolare i medici di famiglia con la catena del freddo e con personale di supporto, facendoli lavorare in sicurezza». —


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