La veloce morìa degli sportelli bancari: a Reggio in dieci anni ne sono spariti 130

Tra le cause il distanziamento imposto dalla pandemia, l’aggregazione degli istituti e la diffusione dell’home banking 

REGGIO EMILIA. Erano 412 nel 2010, sono diventati 282 nel 2020. Una morìa di sportelli. Fra i cambiamenti che stiamo vivendo - anche per colpa della pandemia che impone distanziamenti - non può certo sfuggire il fenomeno della riduzione degli accessi ai servizi bancari. Rare le code agli sportelli; un po’ perché diversi istituti di credito si sono aggregati avvertendo in minor misura la necessità di un contatto con il cliente, e quindi limano le spese. Ma soprattutto perché è lievitato in modo esponenziale il numero di coloro che hanno imparato a far dimagrire o impinguare il proprio conto corrente in modo autonomo. Ciò grazie alla disponibilità di nuove tecnologie che consentono di svolgere operazioni senza dover ricorrere ai servizi bancari ad esempio per incassare crediti o pagare fatture. Soprattutto i giovani che, con un semplice telefonino in tasca, hanno la cassaforte a portata di mano. Ne soffrono invece le generazioni più anziane che faticano a districarsi nella successione dei comandi.

Il cambiamento è comunque generalizzato anche se avviene in modo diverso da un luogo all’altro.


Fatto è che, in dieci anni, in Italia sono spariti quasi diecimila sportelli bancari. Nel 2010 se ne contavano 34.036 mentre nel 2020 ne operavano circa il 30% in meno, 24.312. E se all’inizio dello scorso decennio si contavano 56 filiali ogni 100 mila abitanti adulti, all’inizio dello scorso anno ce n’erano solo 39. A livello europeo la media è di 22. Sono dati che emergono da uno studio sui trend bancari condotto dalla Fondazione per la Sussidiarietà di Milano presieduta da Giorgio Vittadini. Il quale osserva che « il digitale, la concorrenza, la sfida della sostenibilità, stanno rivoluzionando le banche e le relazioni con i clienti».

Dalla ricerca spicca, in ambito europeo, il ridottissimo indice di filiali bancarie in Finlandia (5 ogni 100 mila cittadini); seguono Olanda (9), Germania (11), Austria (12). In coda si collocano Portogallo (38), Italia (39), Spagna (50) e Bulgaria (60). Un caso a sé, spiegano gli studiosi, è rappresentato dal Lussemburgo (65) per la storica vocazione finanziaria del Granducato. Tirando le somme gli sportelli italiani sono circa il 15% del totale del continente e negli ultimi cinque anni la rete bancaria europea si è ridotta di quasi un terzo. Quella italiana è invece calata solo di un quinto. «In Italia – precisa il professor Luca Erzegovesi, docente di Economia degli intermediari finanziari dell’Università di Trento che è fra i curatori del rapporto – le banche hanno storicamente privilegiato le aree più sviluppate, con maggior presenza di imprese e clienti ad alto reddito. Nei prossimi anni ci avvicineremo agli standard europei». Tre quarti dei 24.312 sportelli operativi (cioè 18.393) appartengono a banche costituite come società per azioni; seguono quelle di credito cooperativo con circa il 17% (4.236) e le popolari con il 6% (1.548). Sono infine 135 le filiali di banche estere. Prosegue intanto il processo di concentrazione tanto che a fine 2019 i primi cinque istituti di credito in Italia rappresentavano il 47% del totale delle attività; lo stesso accade in Francia (49%) e in modo più marcato nel mercato spagnolo (67%); meno evidente in Germania (31%).

Analizzando la situazione italiana si rileva che il Sud è più “europeo” del Nord. Le agenzie ogni 100 mila abitanti sono 20 in Calabria, 22 in Campania e 25 in Sicilia, salgono a 56 in Emilia Romagna, 63 in Valle d’Aosta e 70 in Alto Adige. La classifica per province vede ai primi posti Reggio Calabria, Vibo Valentia e Caserta con 17 filiali; in coda Trento (76), Cuneo (72) e Sondrio (71). Vicine alla media nazionale Milano (41), e Roma (35). Napoli svetta per efficienza (20) mentre Bologna (58) è più arretrata. —

L.S.

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