La protesta a Roma dei ristoratori Hermes Ferrari fa Jake lo Sciamano

Lo scandianese titolare del Regina Margherita di Modena: «È l’unico modo per farmi sentire»

SCANDIANO. C’era anche lui, il ristoratore scandianese che da sempre sposa le proteste contro la chiusura dei ristoranti con video e comparse televisive: Hermes Ferrari, titolare della pizzeria Regina Margherita a Modena e anche della pizzeria Magherita a Rubiera. Per l’occasione, aderendo alla protesta di Gianluigi Paragone e dei sovranisti, ha partecipato alla manifestazione di Roma davanti al Parlamento vestendosi da sciamano americano, proprio come Jake Angeli durante la rivolta a Washington che portò all’occupazione della Casa Bianca nelle ultime ore del mandato presidenziale di Donald Trump.

«Io ho aperto da gennaio, perché da un anno non è cambiato nulla, nonostante tutte le chiusure», ha detto Ferrari. E con il volto truccato con i colori della bandiera italiana ha aggiunto: «Siamo esasperati. Nessuno ci ha mai ascoltato. Spero che ora qualcuno si accorga di noi e ci ascolti. Ho dovuto pagare gli strozzini per pagare i dipendenti. Mi sono vestito così perché Jake Angeli ha fatto il giro del mondo, tutti lo hanno visto. Se questo è l’unico modo per farmi sentire, lo faccio».


E ancora: «Sono venuto a portare la testimonianza che si può rimanere aperti. Per fare capire quello che tutti noi stiamo passando. Hanno chiuso noi ristoranti, le palestre, i cinema ma i contagi sono sempre gli stessi».

La sua pittoresca presenza – si è appunto autodefinito “vestito da pagliaccio” – ha stemperato per qualche attimo la forte tensione di una protesta che è anche sfociata in gesti di violenza. Un poliziotto è stato colpito da una bottiglia lanciata dai manifestanti e portato in ospedale.

Consistente lo schieramento delle forze dell’ordine, a protezione del palazzo che ospita la Camera. I manifestanti hanno tentato più volte di sfondare le transenne. Due persone sono state fermate. La manifestazione era organizzata dall’ex senatore del M5s passato ora alla destra sovranista e sostenuto anche da Casapound.

A gennaio Ferrari annunciò in modo plateale che avrebbe trasgredito i divieti del decreto aprendo la pizzeria di Modena. Disse a gran voce che già 50 persone avevano prenotato un posto a tavola. Lo faceva nell’ambito dell’iniziativa chiamata #IoApro, pubblicizzata sui social, alla quale aderirono anche altri ristoratori. Ferrari spiegò orgoglioso di «aver avuto oltre 300mila visualizzazioni in pochi giorni e un riscontro anche su Twitter negli Usa». Nonostante le scarse adesioni a Modena e a Reggio, proclamò che sarebbe andato avanti fino in fondo. «Siamo costretti – aggiungeva Ferrari in un’intervista rilasciata alla Gazzetta di Reggio – a muoverci per sopravvivere. Nessuno può vietare il nostro diritto a lavorare. Apriamo per sopravvivere e non chiudere per sempre». Poi spiegava che c’erano problemi anche con i ristori. «La goccia è stata l’arrivo di una Pec dell’Inps che ci comunicava che non aveva accettato la domanda di cassa integrazione». —

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