Due anni al 40enne per i maltrattamenti all’ex e le minacce al nuovo compagno

L’artigiano dovrà risarcire la donna e l’attuale convivente La difesa: «Faremo appello». Soddisfatte le parti civili

reggio emilia. Dal 28 aprile dello scorso anno un artigiano crotonese 40enne ha il divieto sia di avvicinamento ai luoghi frequentati dall’ormai ex moglie (è in corso una separazione conflittuale), sia di comunicare con qualsiasi mezzo con la donna.

Accusato di maltrattamenti in famiglia, è finito nei guai anche per le minacce di morte («Dimmi dove abiti che io ho il porto d’arma e la pistola») al nuovo compagno della donna.


Il tutto è stato rievocato ieri davanti al gup Andrea Rat, in quanto il 40enne è stato giudicato con rito abbreviato (con sconto di pena di un terzo), inoltre l’ex moglie (impiegata 38enne) e il nuovo compagno si sono costituiti parte civile tramite l’avvocato Giovanni Tarquini.

Per l’imputato la pm Piera Giannusa ha chiesto la condanna a 2 anni e 4 mesi di reclusione, a cui si è associato il legale di parte civile. Chiesta, invece, l’assoluzione dall’avvocato difensore Giuseppe Migale Ranieri.

Dalla camera di consiglio il giudice è uscito con una sentenza di condanna a 2 anni e 2 mesi di reclusione, a cui ha associato il pagamento da parte dell’artigiano di una provvisionale risarcitoria all’ex moglie di 7mila euro e di 1.500 euro al nuovo fidanzato come liquidazione definitiva.

All’uscita dall’udienza preliminare il difensore è lapidario: «Il mio assistito respinge le accuse, faremo appello». Soddisfatto l’avvocato di parte civile: «Applicata una giurisprudenza innovativa della Cassazione – rimarca Tarquini – relativa a chi perseguita l’ex coniuge anche dopo la fine del rapporto. Ci vuole rispetto, specie se c’è di mezzo la gestione dei figli».

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, quando ancora coabitavano, il 40enne maltrattava la donna con umiliazioni, minacce e offese che sconfinavano nelle botte: in una occasione l’aveva percossa con schiaffi e afferrata per i capelli, colpendola al viso, facendo cadere gli occhiali e provocandole un taglio al naso. In un’altra occasione il marito l’aveva offesa con i più pesanti epiteti, semplicemente perché a suo dire la donna era “colpevole” di essere arrivata in ritardo dal lavoro. La situazione non era migliorata dopo l’allontanamento del marito dalla casa familiare, anzi: l’ex ha cominciato a presentarsi sotto casa urlando frasi come «devi morire», «devi bruciare in casa» e «ti porto via i figli», a seguire la donna in ogni suo spostamento, a minacciare i conoscenti e a cercare di apprendere dal datore di lavoro gli orari della donna per poterla controllare meglio.

Insomma terrorizzando l’entourage dell’ex, il violento voleva farle terra bruciata intorno. Finché la vittima esasperata si era rivolta ai carabinieri denunciando l’inferno che era costretta a subire. —

T.S.

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