Ruspe in arrivo al Parco del Quinzio. I residenti: «L’area verde va salvata»

Al via una raccolta firme contro l’intervento: «I tecnici già sul posto per costruire villette abbinate e un condominio»

REGGIO EMILIA. Non c'è solo l'erba, in quei novemila metri quadri della periferia sud-est. Ci sono alberi d’alto fusto, un campo di calcio, una sorta di laghetto con le cicogne... Ci sono perfino i cartelli con una dicitura inequivocabile: “Parco del Quinzio”. Eppure è tutto un miraggio. In realtà è un’area edificabile destinata a essere presto in balia delle ruspe.



I cittadini della zona hanno scoperto nei giorni scorsi che dovranno cessare di frequentarla per giocare, prendere il sole e una boccata d’ossigeno. L’hanno appreso leggendo i volantini appesi ai cartelli da chi l’aveva saputo in anticipo e li invitava a mobilitarsi per scongiurare l'intervento. Qualcuno li ha strappati, pensando che fosse uno scherzo di cattivo gusto, ma le promotrici della denuncia confermano ciò che hanno scritto anche on line sul forum “Io non campo senza”: «È prossima – spiegano Lea Iori e Lorenza Colella – la costruzione di una ventina di abitazioni, suddivise in villette abbinate e un condominio. Ci rivolgiamo agli organi di stampa nella speranza che venga raccolto e divulgato il nostro disperato tentativo di salvare questa area verde dall’ennesima colata di cemento». L’aggettivo “disperato” si riferisce alla speranza delusa di ottenere qualche risultato dagli incontri fatti con i dirigenti comunali e il vicesindaco Alex Pratissoli.

È stato poi coinvolto il consigliere comunale Dario De Lucia, uscito dal Pd per approdare al gruppo misto, ma anche alla sua interpellanza è stata data una risposta negativa. Ora non resta che la via di una mozione popolare. I cittadini di viale Umberto primo ne avevano presentata una con 2.500 firme per salvare i tigli. In questo caso, però, le cose si complicano.



«Nei quartieri adiacenti al parco – riferisce Lea Iori – abitano circa cinquemila persone. Non faremmo fatica a raccogliere qualche migliaio di adesioni se non ci fossero le restrizioni dovute al Covid». In altre occasioni, come in via Luxemburg e a sud del Conad Le Querce, le contestazioni erano scoppiate per l’edificazione di aree che prima erano agricole. Qui per la prima volta viene destinato alla residenza un parco pubblico.

Il cambio di destinazione era stato deciso dieci anni fa, ma la crisi dell’edilizia ha fatto procrastinare l’apertura del cantiere. L’area apparteneva all'arcispedale Santa Maria Nuova, ma da quasi trent'anni aveva un uso sportivo, ludico e ricreativo. Si era diffusa nella cittadinanza la legittima convinzione che si trattasse di patrimonio pubblico, anche perché il Comune o chi per esso ne curava la manutenzione e il vecchio Prg ne dava una destinazione pubblica colorandola nelle mappe di celeste come l’attiguo complesso scolastico. Si era instaurata, insomma, una sorta di usucapione. La situazione è cambiata nel 2011.



«L'Ospedale – spiegano Lea Iori e Lorenza Colella – doveva procurarsi la proprietà delle aree necessarie per realizzare il Core, una parte delle quali apparteneva a Unieco. Furono avviati, coinvolgendo il Comune, i percorsi per addivenire all’esproprio, che però a un certo punto fu sostituito con una permuta immobiliare, in quanto Unieco si mostrò interessata ad ottenere in cambio la proprietà del parco del Quinzio, purché ne venisse cambiata la destinazione urbanistica».

L’amministrazione comunale assecondò l’operazione con una delibera che, secondo la denuncia, avrebbe «completamente travisato la reale rappresentazione dell’area e del suo contesto circostante». La permuta fu portata a compimento, ma la crisi dell'edilizia impedì a Unieco di trarne profitto.

Dopo la liquidazione coatta della cooperativa l’area del Quinzio è stata venduta aduna grossa impresa edile, che ha già mandato i tecnici a compiere le misurazioni per avviare i lavori. —

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