«Ospedale da campo dentro il carcere ed esercito al di fuori»

La polizia penitenziaria lancia l’allarme: «Situazione ormai incontrollabile». Il numero di detenuti positivi sale a 119, più di un terzo della popolazione

REGGIO EMILIA. «Un ospedale da campo nella zona dell’area sportiva all’interno dell’istituto penitenziario di via Settembrini».
Lo chiedono a gran voce i sindacati della polizia penitenziaria reggiana (Fp Cgil, Fns Cisl e Uilpa) che da settimane combattono insieme la stessa battaglia: richiamare l’attenzione su quello che sta succedendo in carcere, dove il Covid è riuscito a entrare e i positivi continuano ad aumentare esponenzialmente.
Dopo l’allarme lanciato alla fine di marzo, quando i detenuti positivi erano 21 e 12 gli agenti, la situazione non ha fatto altro che peggiorare: ieri i detenuti positivi al Covid erano 119 su circa 400 (di cui cinque ricoverati in ospedale), più di un terzo della popolazione carceraria.

A preoccupare, però, non è solo l’aspetto sanitario. Nel tentativo di bloccare il contagio, infatti, è stato applicato un rigoroso protocollo che prevede di tenere i detenuti sempre in cella. Ma quello che era stato pensato per un’emergenza temporanea si è trasformato in abitudine e così, dopo quasi un mese di convivenza forzata dei detenuti in celle progettate per una sola persona, interruzione delle attività normalmente previste e difficoltà comunicativa (il 65 per cento dei detenuti è di origine straniera) il clima all’interno della Pulce è diventato esplosivo.
Nelle scorse settimane i sindacati avevano chiesto al sindaco Luca Vecchi e al prefetto Iolanda Rolli di interessarsi alla situazione del carcere, facendo pressioni per accelerare la campagna di vaccinazione sul personale e, anche, iniziare a vaccinare la popolazione detenuta. L’appello non era caduto nel vuoto, con il prefetto che si era detta pronta a portare questa richiesta in Regione.
Ma ora, con un focolaio che non accenna ad esaurirsi e difficoltà sempre più grandi nel reperire sostituti per gli agenti malati o in isolamento domiciliare, a queste richieste ne viene aggiunta un’altra: «Al di là delle carenze organizzative denunciate in questo ultimo periodo – affermano i sindacati – crediamo che oggi, in queste condizioni strutturali, sia pressoché impossibile intervenire efficacemente per bloccare la diffusione del Covid. Per questo riteniamo necessario intervenire valutando l’installazione di un ospedale da campo all’interno dell’istituto penitenziario, nell’area adibita a campo sportivo. Solo in questo modo si potrebbero isolare efficacemente i positivi dal resto della popolazione detenuta, curarli in maniera adeguata permettendo al contempo l’adeguata sanificazione delle sezioni ove vi sono registrati focolai». Infatti, al momento è impossibile mantenere il distanziamento così importante per evitare il contagio e, allo stesso tempo, igienizzare e sanificare tutti gli ambienti più volte al giorno. «Nelle ultime due settimane – riferiscono i sindacati – i casi di positività all’interno del carcere hanno superato i cento tra i detenuti e sono arrivati circa a venti tra gli agenti. Questo probabilmente è dovuto alla elevata contagiosità delle nuove varianti, ma sicuramente c’entrano anche le condizioni strutturali e la difficoltà, conseguente, di isolare i detenuti positivi dal resto della popolazione».
Considerando il livello di tensione e di intolleranza raggiunto, confermato anche da alcuni episodi di violenza, i sindacati chiedono alle autorità competenti di intervenire, e di farlo in fretta. Non solo: «Vista l’esiguità della presenza della polizia penitenziaria e la doverosa assicurazione dell’attività di controllo e sorveglianza della struttura carceraria, si suggerisce il controllo esterno al muro di cinta a cura di altre forze di polizia o valutando l’utilizzo dell’esercito».