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Reggio Emilia, Donini: «Nessuno sconto. Tutti i lavoratori della Sanità devono vaccinarsi»

L’assessore regionale Donini sposa il decreto del governo. Chi non si adeguerà verrà trasferito o sospeso dal lavoro 

REGGIO EMILIA. Quello che fino a pochi giorni fa era solo un auspicio, adesso è realtà: con l’ultimo decreto in materia Covid del governo Draghi è scattato anche l’obbligo vaccinale per tutti gli operatori sociosanitari. Il testo in vigore dalla prossima settimana prevede infatti il trasferimento di mansione e persino la sospensione dal lavoro e il blocco della retribuzione per medici, infermieri, Oss, farmacisti e lavoratori del mondo della sanità che, per motivazioni non valide, rifiutano di proteggere se stessi e i loro assistiti dal contagio.

Attualmente il pallino è in mano a chi detiene gli elenchi degli iscritti ai vari ordini professionali. Il governo, infatti, prevede che «entro cinque giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto (e quindi entro la settimana prossima, ndr) ciascun Ordine professionale territoriale competente» trasmetta l’elenco degli iscritti, «con l’indicazione del luogo di rispettiva residenza», alla Regione in cui ha sede. Entro il medesimo termine dovranno fare lo stesso anche «i datori di lavoro degli operatori di interesse sanitario che svolgono la loro attività nelle strutture sanitarie, sociosanitarie, socio-assistenziali, pubbliche o private, farmacie, parafarmacie e studi professionali», comunicando alla Regione l’elenco dei propri dipendenti con queste qualifiche.


«Entro il 6 aprile – conferma Annamaria Ferrari, presidente dell’Ordine dei medici di Reggio Emilia – invieremo alla Regione l’elenco dei nostri iscritti. Saranno poi loro incrociando i dati a ottenere i nominativi, nel nostro caso, dei medici che non si sono vaccinati. A quel punto ci sarà un tempo tecnico per adeguarsi».

Il secondo step fissato dal decreto prevede che, entro «dieci giorni dalla data di ricezione degli elenchi», le Regioni tramite i servizi informativi vaccinali verifichino lo stato vaccinale di tutti quelli che rientrano negli elenchi.

Se non dovesse risultare «l’effettuazione della vaccinazione anti Covid o la presentazione della richiesta di vaccinazione nelle modalità stabilite nell’ambito della campagna vaccinale in atto, la Regione» segnalerà quindi «immediatamente all’azienda sanitaria locale di residenza» i nomi di chi non risulta vaccinato. «Ci atterremo scrupolosamente a quanto disposto dal governo – promette Raffaele Donini, assessore alla Sanità dell’Emilia-Romagna – anche perché siamo stati i primi ad affermare un principio: quello che non può essere considerata trascurabile la vaccinazione anti Covid del personale sanitario e socio-assistenziale».

Nei confronti dei “no-vax”, conclude Donini, «adotteremo i provvedimenti previsti dal decreto senza nessuno sconto. Non è un atto di persecuzione ma di tutela nei confronti dei loro pazienti».

L’ultima fase per allontanare i no-vax è invece in mano alle Ausl. Ricevuta la segnalazione dalla Regione, infatti, le aziende sanitarie locali devono invitare i non vaccinati «a produrre entro cinque giorni la documentazione comprovante l’effettuazione della vaccinazione, l’omissione o il differimento della stessa, la presentazione della richiesta di vaccinazione o l’insussistenza dei presupposti per l’obbligo vaccinale».

In caso di mancata presentazione dei documenti l’Ausl dovrà poi «invitare formalmente l’interessato a sottoporsi alla somministrazione». Decorsi i termini e accertata l’inosservanza dell’obbligo l’azienda sanitaria ne darà «immediata comunicazione all’interessato, al datore di lavoro e all’Ordine di appartenenza». È con questo passaggio che scatta «la sospensione dal diritto di svolgere prestazioni o mansioni che implicano contatti interpersonali o comportano, in qualsiasi altra forma, il rischio di diffusione del contagio da Covid», mentre sarà l’Ordine professionale di appartenenza «a comunicare la sospensione».

Ricevuta la comunicazione il datore di lavoro dovrà quindi spostare il lavoratore, «dove possibile, a mansioni anche inferiori con il trattamento corrispondente alle mansioni esercitate e che, comunque, non implicano rischi di diffusione del contagio».

Se ciò non dovesse essere possibile «non è dovuta la retribuzione» durante il periodo di sospensione, che durerà «fino al completamento del piano vaccinale nazionale e comunque non oltre il 31 dicembre 2021».