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Presidenza del Consorzio, cooperative pronte a dare “scacco matto”

Dopo il ribaltone nella sezione reggiana si sta cercando a Modena l’anti-Bertinelli

REGGIO EMILIA. Reggio ha dato la scossa, Modena potrebbe portare a fondo il colpo. La cooperazione è all’opera – tanto quanto i sostenitori che vogliono confermare il presidente uscente Nicola Bertinelli – per vedere se ci sono davvero i voti necessari per poter presentare un candidato alternativo all’attuale presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano, in cerca del secondo mandato.

Per ora Bertinelli resta il candidato unico, in continuità e sostenuto da imprese private ma anche diverse categorie agricole, come Cia e Coldiretti, spiazzate ora dal ribaltone a Reggio, che sorprende nel risultato anche parte della politica a livello regionale, considerata vicina all’ipotesi del Bertinelli-bis. La vittoria nella sezione di Reggio della lista della cooperazione “Caseifici al Centro” ha aperto una grossa breccia, offrendo 9 dei 28 posti in consiglio alle coop. A pesare sono i voti raccolti grazie a nuovi candidati trainanti come Erika Sartori, della latteria di villa Curta, così come Marco Prandi della Vacche Rosse.

Ma il ribaltone porta anche la firma del Caseificio Boiardo di Scandiano, nella votazione precedente schierato con i pro-Bertinelli, ma in questo frangente passato con le coop, facendo valere i 4 voti a loro riservati, strappati grazie anche a un posto in consiglio riservato a Giovanni Gobetti, al vertice del Boiardo, caseificio del territorio dell’assessore regionale Alessio Mammi, che ha seguito da vicino l’evoluzione delle elezioni in corso trattandosi di un processo autonomo ma che ha effetti sulla Dop più celebre al mondo, che vale un giro d’affari da 2 miliardi di euro. Ora Reggio potrebbe giocarsi una carta vincente nell’azione anti-Bertinelli tirando in ballo i cugini di Modena, che contano 5 vuoti spendibili in consiglio e ai quali Reggio potrebbe offrire la candidatura per la presidenza.


E qui si può guardare facilmente verso il mondo Parmareggio, che ha piazzato in consiglio di zona a Modena Braghin, Minelli, Nascimbeni e Benassi, provenienti dal mondo dell’etichetta più celebre, quella delle pubblicità dei topolini con la erre moscia. Tra i quattro consiglieri in quota Parmareggio potrebbe spuntare quindi un candidato credibile e condiviso sicuramente da Reggio e Modena, con appoggi anche al di fuori di queste province. Bastano 15 voti su 28 per la maggioranza in consiglio. Reggio e Modena insieme ne avrebbero già 14: potrebbero farli valere confermando Bertinelli o scalzarlo direttamente.

E qui l’abbrivio da Reggio è forte, unica sezione tra le 5 comprese nel Consorzio di tutela che ha avuto due liste contrapposte. A votare venerdì sono stati 138 aventi diritto reggiani su 142: una valanga, sentore anche di un impeto forte che sembra andare oltre la volontà di incidere sul programma della futura presidenza di Bertinelli. Molti vogliono andare oltre, Confcooperative in primis.

Le coop bianche sono state il dominus indiscusso negli ultimi anni fino allo “schiaffo” giunto con l’arrivo di Bertinelli, la cui elezione quattro anni fa fu decisa sempre – ma su fronti invertiti – dalla sezione di Reggio, che si spaccò. Ora, però, a dar man forte ci sono anche le coop rosse, con Legacoop accanto a Confcooperative per cercare prima di tutto di riportare i caseifici al centro dell’azione del Consorzio, che sotto l’egida di Bertinelli vorrebbe somigliare più a un’impresa.

L’aumento dell’importanza strategica dell’agroalimentare anche nel mondo della cooperazione è poi fatto noto. Dopo il crollo dei colossi dell’edilizia, il motore della food valley emiliana raccoglie grande interesse da parte di coop, operatori privati e mondo della finanza. Oltre alle sfide dentro al Consorzio del Parmigiano Reggiano, Parmareggio e il gruppo cooperativo a cui fa riferimento, Bonterre, sono impegnati anche nella cordata alternativa per scalare la Ferrarini spa di Reggio.

Scenari che riportano il settore all’attenzione anche della politica, che resta alla finestra ma con un alto grado di interesse, essendo poi agricoltura e affini dei centri di contribuzione rilevanti nelle politiche comunitarie.