Novellara, senza mascherina minaccia un carabiniere: «Ti taglio la testa»

Minaccia il comandante dei carabinieri che lo ferma per un controllo: era con 5 amici a bere. In aula il 39enne si scusa

NOVELLARA. Invitato dai carabinieri a indossare la mascherina e a fornire i documenti è andato in escandescenze, al punto da minacciare di morte il comandante e alcuni carabinieri della stazione locale. Per questo è stato arrestato. Si tratta di Efran Rryta, un piccolo imprenditore 39enne residente da tempo in paese (di origine albanese, ma cittadino italiano) che ora deve rispondere di resistenza a pubblico ufficiale e rifiuto a fornire le generalità.

«Ti ammazzo», «ti taglio la testa», «taglio la testa a te e ai tuoi colleghi», «a Novellara o vivi tu o vivo io»: sono alcune delle gravi minacce rivolte ai militari e in particolare al comandante Pasqualino Lufrano. Nei guai sono finite altre cinque persone, che erano con il 39enne a bere davanti a un locale del centro e pure la barista, tutti multati (400 euro di sanzione) per non avere rispettato le norme anti assembramento.


È avvenuto venerdì, alle 17.30, quando una pattuglia, durante un servizio di controllo, notava sei persone, alcune delle quali non indossavano la mascherina, intente a bere. I carabinieri si sono avvicinati chiedendo i documenti e constatando che le bevande le avevano acquistate dal vicino bar per poi consumarle in strada. Nel frattempo è sopraggiunto anche il comandante che ha chiesto i documenti al 39enne, uno di quelli che non indossavano la mascherina. Al suo rifiuto («Mi conosci già», ha risposto) è stato informato sul fatto che si può uscire da casa solo per motivi di necessità, lavoro e salute e che non si possono consumare bevande per strada, per di più assembrandosi. Per tutta risposta Rryta è andato in escandescenza e, a brevissima distanza dal comandante, ha incominciato a minacciarlo assumendo un comportamento molto aggressivo. Anche in caserma Rryta ha continuato a minacciare il maresciallo gettando a terra una bottiglietta d’acqua. A questo punto è scattato l’arresto (è finito ai domiciliari).

Ieri, è comparso davanti al giudice Giovanni Ghini: Rryta si è scusato, col comandante Lufrano che ha seguito l’udienza. Ha detto che non voleva fare del male a nessuno e che ha compreso l’errore. Il pm Giacomo Forte ha chiesto l’obbligo di firma. Una misura ritenuta eccessiva dai difensori Davide Carletti e Giorgio Setti: «È incensurato, da anni ben inserito nella comunità, con famiglia e lavoro stabile». Tesi non condivisa dal giudice che ha applicato l’obbligo di firma; processo rinviato a maggio.