Rubano l’identità a un uomo poi gli svuotano il conto

Arrestati una coppia di napoletani residente a Bagnolo e il complice pakistano Bloccati dalla polizia alle Poste di Massenzatico, a casa avevano un arsenale

Ambra Prati

REGGIO EMILIA. Un giovane professionista reggiano, caduto nella truffa online dello smishing (messaggi e telefonate sul cellulare da parte di hacker che si fingono della banca per ottenere i dati del malcapitato), si è trovato il conto corrente svuotato di 40mila euro.


Per fortuna stavolta il professionista dubbioso ha reagito con tempestività, consentendo di sventare uno dei raggiri telematici più in voga e perfino di cogliere sul fatto i tre ricettatori mentre, all’ufficio postale di Massenzatico, prelevavano e smistavano il denaro. Si tratta di un pakistano di 39 anni e di un uomo e di una donna rispettivamente di 43 e 45 anni, entrambi napoletani, conviventi con prole a Bagnolo in Piano. Inoltre quando la polizia di Stato si è recata nell’abitazione della coppia, ha scoperto un vero e proprio arsenale: una ventina di fucili, altrettante pistole e tre mitragliatrici, con le rispettive munizioni. Si tratta dei primi arresti avvenuti a Reggio per questa tipologia di reato.

I due uomini sono stati arrestati in flagranza e rinchiusi nel carcere di Modena, mentre la donna si trova ai domiciliari: per tutti l’accusa è ricettazione e riciclaggio dei proventi di una truffa informatica.

La vicenda si è risolta, in tempi record, giovedì mattina. A lanciare l’allarme è stato un professionista reggiano città che la sera precedente è stato contattato da colui che si è spacciato per un addetto della sua banca con il pretesto di due bonifici sospetti (uno da 10mila euro e l’altro da 30mila euro) in uscita: il correntista è stato invitato a comunicare un codice ricevuto via sms e quello generato dalle funzioni Otp, necessarie – a detta dell’interlocutore – per bloccare l’operazione. Il malcapitato ha eseguito: solo in tarda serata, insospettito dalla stranezza dell’accaduto, ha contattato il numero verde della banca scoprendo che, diversamente da quello che gli aveva assicurato il falso bancario, i bonifici risultavano eseguiti e il secondo perfino irrevocabile. Così l’indomani, di buon mattino, dopo aver constatato nella sua filiale il sostanzioso ammanco, è accorso a denunciare il fatto alla polizia postale.

I primi accertamenti hanno consentito di individuare il beneficiario dei bonifici: una donna 45enne. Grazie alla collaborazione di Poste Italiane si è appurato che proprio in quel momento la donna si trovava nell’ufficio di Massenzatico, intenta a effettuare prelievi in contanti e ricariche di Postepay: aveva già versato, su quattro carte ricaricabili, circa 20mila euro “spacchettati” in somme da 5mila euro. Nella filiale sono piombati la polizia postale e i colleghi della questura. La 45enne di origini campane fermata nell’ufficio è stata trovata in possesso di 4.600 euro in contanti e circa 6mila euro sul conto corrente: con tutta probabilità il suo guadagno, al netto della “fetta” per l’organizzazione. All’esterno sono stati bloccati due uomini che la attendevano, il convivente e il complice pakistano. Dopo le manette fatte scattare ai polsi dei tre, i poliziotti hanno eseguito una perquisizione domiciliare a casa della coppia, dove sono state trovate armi e munizioni che erano regolarmente denunciate: alla luce dell’accaduto l’arsenale è stato sequestrato. La sezione di polizia postale e delle comunicazioni di Reggio Emilia, in stretto raccordo con il compartimento di Bologna, continuerà l’indagine, per risalire ad altri complici e soprattutto ad altre vittime: in questi casi i truffatori, che agiscono a livello nazionale guidati da esperti informatici, sono professionisti seriali. —

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