Reggio Emilia, viale Umberto I si riempie di uova di carta a tutela del verde

La protesta del comitato dei cittadini: «Si continua ad abbattere le piante, ci estingueremo»

REGGIO EMILIA. Senza gesti eclatanti ma in modo vistoso e partecipato, il gruppo dei cittadini che si batte per la difesa degli alberi di viale Umberto I ha protestato ieri mattina per l’operazione in corso che ha già portato all’abbattimento di alcune piante.

Reggio Emilia, protesta in viale Umberto I contro il taglio degli alberi



Il tutto nel pieno rispetto delle norme di sicurezza sanitaria, che vietano assembramenti, e sotto il controllo di una pattuglia della polizia locale. Chi ha partecipato (un centinaio di persone con larga rappresentanza femminile) ha legato alle ringhiere che circondano la vasca della fontana di via Murri, quella che si affaccia sul parcheggio dell’ospedale Santa Maria Nuova, biglietti a forma di uova di Pasqua con messaggi di natura ecologica e sollecitazioni rivolte all’amministrazione cittadina per salvaguardare la vegetazione «patrimonio di tutti».

Il problema riguardava inizialmente oltre una settantina di fusti, poi ridotti a 18 giudicati in pessimo stato, cinque dei quali già abbattuti. Da ciò il dissenso e l’amarezza anche per il mancato rispetto di alcuni impegni contenuti nella mozione approvata all’unanimità dal consiglio comunale il 27 aprile dello scorso anno, che imponeva nuove verifiche di specialisti e un confronto con i cittadini.

Una polemica, come si ricorderà, che ha portato alle dimissioni dalla Consulta del verde del professor Ugo Pellini e ha acceso critiche e lamentele accresciute dalla pessima immagine del viale dopo l’apertura di un cantiere che altera gli spazi alberati. Davanti a tutti un grande striscione con la segnalazione di una “Emergenza ecologica e climatica”, poi tanti avvisi già stampati o scritti in loco su decine di cartoni ritagliati a forma di piccole uova pasquali. Pannelli con note significative come: «Quando avremo abbattuto l’ultimo albero e avvelenato l’ultimo fiume capiremo che non possiamo mangiare il denaro».

Oppure: «Ci potrà salvare solo un cambio profondo di paradigma: dall’ego all’eco»; e poi: «Gli estensi si sono estinti. Noi ci stiamo dando da fare», oltre che: «Un pensiero, una buona idea, solo una speranza o un augurio» e via di questo passo. Molti i convenuti che hanno stilato suggerimenti e messaggi per poi appenderli a destra e a manca.

Intanto Francesco Fantuzzi, coordinatore del comitato “Cittadini per viale Umberto I”, mostrava la versione emendata dalla mozione comunale firmata da 2.500 reggiani e approvata dal consiglio comunale. Uno sfregio, secondo il comitato, che avrebbe voluto salvare almeno i diciotto alberi che l’esperto in un primo momento aveva giudicato curabili. Con questa intenzione i cittadini avevano chiesto al Comune di fissare un appuntamento per procedere insieme alla loro segnatura, ma non s’è trovato l’accordo sulle persone che avrebbero dovuto presenziare e, proprio il giorno in cui i cittadini avevano deciso di procedere autonomamente, gli operai del Comune hanno tagliato cinque dei 18 fusti.

Il comitato ha dunque annunciato un’azione legale contro «questo scempio», che violerebbe la direttiva europea 2009/147 e la legge italiana che l’ha recepita, la 157 del 1992 sulla protezione della fauna selvatica omeoterma, in particolare l’articolo 21 alla lettera O e l’articolo 31. Questa norma vieta genericamente di distruggere o danneggiare deliberatamente nidi e uova. I cittadini ne deducono che i tagli e le potature devono essere vietati nel periodo della nidificazione, che avrebbe inizio a metà marzo per terminare in ottobre.