«In ospedale siamo come acrobati sempre in bilico su una corda tesa»

Calano i casi ogni 100mila abitanti ma non basta per uscire dalla zona rossa. Martedì si parte con gli anticorpi monoclonali

REGGIO EMILIA. Questa settimana «ci siamo sentiti come degli acrobati fermi su una corda tesa». Con questa metafora il direttore del presidio ospedaliero reggiano, Giorgio Mazzi, ha voluto fotografare la situazione della pandemia sul nostro territorio in un momento di stabilità per quanto riguarda i numeri ma di continua instabilità dal punto di vista medico.

«La media giornaliera degli accessi in pronto soccorso – spiega – è rimasta tale, così come la percentuale dei pazienti positivi sul totale degli accessi. Ciò che preoccupa sono i dati relativi ai posti letto soprattutto in terapia intensiva e semi-intensiva dove il tasso di occupazione è rimasto all’88,5 per cento, mentre nei reparti ordinari continua a essere attorno al 75-76 per cento. Oggi abbiamo 24 ricoverati in Rianimazione al Santa Maria Nuova su 26 letti e sette su nove all’ospedale di Guastalla. Lo stesso reparto dedicato ai pazienti non Covid conta cinque posti occupati su otto a Reggio Emilia e due su due a Castelnovo Monti. In terapia semi-intensiva si supera l’80 per cento in termini di capienza e ciò significa avere delle rotazioni veramente ridotte».


Da non tralasciare è la pressione che esercitano sul comparto ospedaliero i pazienti con altre patologie. «Per il prossimo fine settimana avevamo programmato una nuova conversione – ha concluso Mazzi – che avrebbe riguardato 20 posti Covid free in medicina cardiovascolare a seguito di soli cinque ricoveri per coronavirus tra martedì e giovedì scorsi, ma solamente in 24 ore sono state necessarie altre 18 ospedalizzazioni e questo ci ha indotto a riprogrammare a dopo Pasqua ogni tipo di riduzione dell’offerta Covid al Santa Maria».

Non conforta nemmeno il dato dei nuovi positivi: «Seppur vi sia stato un calo, l’andamento resta estremamente irregolare. Ci sono giornate in cui sembrerebbe che la tendenza possa essere in costante riduzione salvo poi avere nuovi picchi che inesorabilmente si traducono in un aumento dei ricoveri».

Anche la direttrice generale dell’Ausl, Cristina Marchesi, concorda con Mazzi: «L’andamento è altalenante ma quello che importa è il numero dei casi ogni 100mila abitanti, che in settimana è sceso a 266: un buon risultato ma non ancora sufficiente per uscire dalla zona rossa».

Una buona notizia però c’è: da martedì si inizierà con la somministrazione degli anticorpi monoclonali sui pazienti ritenuti idonei alla terapia. La procedura avverrà al Santa Maria, al piano -1, e sarà svolta con la supervisione di una équipe preparata e formata che seguirà il paziente dall’accoglienza alla somministrazione fino all’osservazione post terapia, per un tempo che non è inferiore alle tre ore.